24 agosto 2009
Sistemi di gestione e sicurezza: un’occasione persa
Così ci siamo arrivati. Dopo mesi di batti e ribatti, di braccio di ferro tra Ministero del Lavoro e Conferenza Stato Regioni siamo giunti al correttivo del TU 81. In questa sede, avremo occasione di ulteriori approfondimenti, a me preme sottolineare come, nonostante le buone intenzioni di eccellenti tecnici che hanno lavorato al testo normativo, il fuoco incrociato di diversi cecchini, abbiano impedito il salto di qualità dell’art. 30. Sì, l’articolo che si riferisce ai sistemi di gestione in materia di sicurezza e che lega l’assenza degli stessi al sistema sanzionatorio del dlgs 231/01.
In primo luogo non si è avuta la forza di dire chiaramente che i sistemi di gestione atti a garantire l’efficace monitoraggio e l’effettiva applicazione delle disposizioni discendenti dal DVR sono obbligatori. Tutto rimane quindi nel marasma intepretativo che dall’agosto del 2007, quando la legge 123/07 divenne norma cogente, muove intelligenze ed astuzie di esperti della materia. Quando non esiste chiarezza la norma non è buona. Il voler scrivere leggi lasciando troppi margini interpretativi in un Paese come l’Italia significa volersi proprio far del male, o meglio voler far fare del male a chi tali leggi è costretto ad rispettare. Un sistema di gestione si basa su 4 principi cardine: PLAN, DO, CHECK, ACT. Non si è avuta la forza di dire che in assenza di tali azioni ogni attività in materia di sicurezza potrebbe risultare inefficace o comunque limitata. Peccato. Lo stesso pilastro degli enunciati prevenzionistici, la valutazione del rischio, non “messa a sistema” diventa (con buona pace della data certa) un esercizio inutile. Drastico? Andate a vedere i documenti di valutazione di rischi delle micro, piccole e medie imprese e ne riparliamo!
Secondariamente si è limitato alle sole parti sociali ed alle loro emanazioni operative (organismi paritetici) la possibilità di verificare l’adozione ed efficace attuazione in azienda dei modelli di organizzazione e gestione della sicurezza rilasciando apposita asseverazione, della quale gli organi di vigilanza dovranno tener conto nella programmazione delle proprie attività di vigilanza. Si prosegue nella giusta strada aperta dalla “direttiva Sacconi” orientando l’azione ispettiva là dove c’è più bisogno ed evitando il controllo, facendo ovviamente salve specifiche anomali situazioni, là dove altri abbiano già controllato. È il caso della certificazione dei contratti di lavoro ed ora dei sistemi di gestione ex art. 30. Giusto il principio errata la sua applicazione. Ingiustamente limitativo è il restringimento di campo agli organismi paritetici quali “organi certificatori”. Lo schema di decreto correttivo del TU 81 di marzo apriva in modo interessante alle commissioni di certificazione dei contratti di lavoro. Idea interessante che andava approfondita ed affinata, in particolare andava affidata l’attività asseveratrice a tutte le commissioni di certificazione oggi in campo, ma che conteneva in sé una forte idea innovatrice. L’idea era questa: facciamo specializzare sul territorio dei centri pluriprofessionali capaci di monitorare e premiare con la certificazione l’impresa sana, capace di applicare con correttezza le norma contrattuali e di interpretare efficacemente i principi prevenzionali alla base del TU 81. Questi centri dovevano essere proprio le commissioni di certificazione. Il coronamento del progetto poteva essere rappresentato dalle nuove prerogative affidate alle stesse commissioni in tema di prevenzione del contenzioso dal “collegato lavoro” in discussione in Parlamento. Lasciare il tema della certificazione dei sistemi di gestione ai soli “brillanti ed efficienti” organismi paritetici significa decretare la morte di detti sistemi e di tutto il meccanismo che ne dovrebbe ruotare attorno. Drastico? No realista, guardate un po’ cosa succede in materia di formazione e poi ne riparliamo. Altro rischio, ancora più concreto, è creare centri di monopolio. Anche qui basta vedere il comportamento di alcuni enti bilaterali in materia di apprendistato in fase di validazione dei piani formativi per avere presagi di quale possa essere il prossimo futuro per i sistemi di gestione. Mi chiedo che fine faccia l’art. 39 della Costituzione in tutta questa rincorsa al “placet” sindacale. La libertà sindacale, libertà di aderire e non aderire, come si coniuga con un monopolio operativo gestito da parti sociali rappresentative esclusivamente dei loro iscritti e non dell’universalità delle parti in campo? Se questa deve essere la strada almeno si abbia il coraggio di applicare tutto l’art. 39. Si registrino le organizzazioni sindacali (se ne controllino statuti e bilanci) e solo dopo gli si affidi incarichi rivolti ad iscritti e non.
Peccato, si è persa un’occasione. Si è chiusa la porta alla possibilità di avviare nuovi servizi di assistenza alle imprese, di protezione dei lavoratori, ad una pluralità di corpi intermedi preparati ed efficienti. Alla faccia del principio di sussidiarietà. Peccato.


Scritto il 27-8-2009 alle ore 18:57
Interessante l’osservazione, in particolare sulle specializzazioni da mettere in campo, ma mi spaventerebbe l’auspicato ploriferare di nuovi attori per l’assistenza alle ditte (già oggi… va beh, lasciamo stare), mentre sulle commissioni di certificazione ho qualche riserva, similmente a quelle che già ho sugli enti bilaterali, sigh!
Saluti
LL
Scritto il 19-9-2009 alle ore 09:04
caro luca, capisco il tuo giudizio su commissioni di certificazione ed enti bilaterali. In realtà è proprio il nodo della questione. si stanno creando sofisticati ed interessanti strumenti per limitare e prevenire il contenzioso o indirizzare l’azione del pubblico controllo in modo efficace verso situazioni realmente critiche (… un po’ la politica dei “missili intelligenti” dei recenti interventi bellici … arduo accostamento ma credo renda l’idea), lavorando forse poco sulla qualificazione dei nuovi soggetti in campo. Come se mettessimo in pista una Ferrari curandoci poco della patente del pilota. Dal mio punto di vista, essendo membro della commissione di certificazione costituita dall’ordine dei consulenti del lavoro di Roma, posso garantirti che l’analisi che viene effettuata sui contratti da certificare e gli indirizzi operativi che vengono resi alle parti per migliorare, se necessario, i loro schemi contrattuali è di elevatissimo contenuto professionale. Abbiamo certificato centinaia di contratti, negato la certificazione a qualche decina, con risultati assolutamente positivi, quanto meno in termini di consapevolezza delle parti contrarenti, ed il che, ti assicuro, non è poco.
Scritto il 27-11-2009 alle ore 11:58
Salve sono il dott. amato. Vorrei sapere dagli addetti ai lavori se gli organismi paritetici sono in grado di costruire già da ora come dice il decreto correttivo 106/09 i sistemi di gestione della sicurezza per le piccole aziende. Grazie
Scritto il 27-11-2009 alle ore 20:53
in realtà i comitati paritetici non dovranno costruire i modelli bensì asseverarne l’esistenza e l’efficacia. attualmente ci sono lavori in corso ma ancora non mi pare ci sia nessun ente che si sia attivato in tal senso.
Scritto il 28-11-2009 alle ore 21:07
Si Paolo ma dovranno suggerire gli organismi paritetici alla commissione consultiva permanente i vari progetti sui sistemi di gestione per le medie piccole aziende. Spero che si diano da fare.