20 Novembre 2009

E’ discriminatorio il crocifisso nei luoghi di lavoro?

Ebbene sì. Dopo le scuole anche i luoghi di lavoro. Da qualche parte cominciano ad elevarsi voci iperlaiciste o anticattoliche circa il possibile divieto di affissione di simboli religiosi (il crocifisso) nei luoghi di lavoro. Ciò a ragione della potenziale forma di discriminazione strisciante verso lavoratori di altre confessioni religiose. Mmmm brutta faccenda, ma ha fondamento giuridico una simile istanza?

 

Il D.lgs 216/03 definisce in questo modo le forme di discriminazione vietate:

 

 a) discriminazione diretta quando, per religione, per convinzioni personali, per handicap, per età o per orientamento sessuale, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un’altra in una situazione analoga;

b) discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri possono mettere le persone che professano una determinata religione o ideologia di altra natura, le persone portatrici di handicap, le persone di una particolare età o di un orientamento sessuale in una situazione di particolare svantaggio rispetto ad altre persone.

Sono, altresì, considerate come discriminazioni, ai sensi del comma 1, anche le molestie ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere per uno dei motivi di cui all’articolo 1, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una persona e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante od offensivo.

 

In nessun caso l’affissione di un crocifisso può generare un clima discriminatorio secondo quanto sopra evidenziato.

 

Lo statuto dei lavoratori poi ricorda all’art. 15 che ogni atto, ivi compreso il licenziamento, o patto avente fini discriminatori (anche indiretti) è nullo.

Gli standard che registrano performance in responsabilità sociale delle imprese (primo tra tutti SA8000) vietano ogni forma di discriminazione, anche indiretta, basata, tra l’altro, su opinioni religiose e differenze etniche.

Anche in questi casi il crocifisso non integra nessun fatto o atto viziato da fini discriminatori.

 

Insomma non ritengo che ci sia cittadinanza nell’ordinamento italiano per istanze “anti crocifisso” nei luoghi di lavoro. C’è però chi non la pensa così ed ha invocato la  “libertà del docente di non fare lezione sotto un simbolo, appeso dietro la cattedra, di una specifica confessione religiosa, invocando anche la libertà di insegnamento, la libertà religiosa e la laicità dello Stato e della scuola pubblica, previste dagli articoli costituzionali” è il caso del prof. Coppoli che toglieva il crocifisso dal suo luogo di lavoro (aula scolastica) durante le sue lezioni.

 

E se si comportasse così, per esempio, un lavoratore islamico sentendosi offeso da quel simbolo cristiano sulla parete? Il datore di lavoro potrebbe reagire? E in che modo sarebbero legittime sanzioni disciplinari o si incorrerebbe in atti discriminatori? Che ne dite?

  • Share/Save/Bookmark
Letture: 1465 | Commenti: 66 |

66 Commenti a “E’ discriminatorio il crocifisso nei luoghi di lavoro?”

  1. Andrea Asnaghi scrive:

    Argomento molto delicato e trattato con la tua solita profondità, sensibilità e pacatezza, caro Paolo.

    Un vecchio proverbio dice che la malizia sta nell’occhio di chi guarda. Sul tema del crocifisso sul luogo di lavoro, mi verrebbe da parafrasare Forrest Gump “Discriminato è chi discriminato fa”…

    Ovvero, guardo un innocente simbolo appeso ad una parete e mi ritengo ferito non perchè quel simbolo è contro di me (discriminazione) ma perchè IO SONO CONTRO DI LUI.

    Di questo passo, invece di andare verso una società di confronto e di incontro, si va verso una società di scontro.

    Elenco di altre possibili affissioni discriminatorie sul posto di lavoro (perdonate l’ironia):
    - la bandiera della squadra di calcio (verso gli altri tifosi);
    - il calendario “da camionista” (verso donne e gay, e anche verso mariti/mogli fedeli e morigerati);
    - le bandiere rosse (verso le bandiere verdi, bianche, nere e gialle);
    - le bandiere d’Italia (e gli stranieri?);
    - la foto della moglie/del marito/dei bambini (verso i single o quelli appena piantati o quelli che non possono avere figli).

    Aggiungo: provo dispiacere non per il crocifisso in quanto tale, ma perchè mi sembra di intravvedere il disegno sociale (brutto) di una società politicamente corretta, e perciò stesso ingessata, imbalsamata, sterile, ipocrita.

    Non voglio schierarmi: vorrei solo una società più viva e pulsante più impegnata su problemi non ideologici: e se la condizione, in un momento particolare, fosse quella di dover staccare un crocifisso, lo staccherei io.

    Ti ringrazio per il coraggio di aver sollevato questo argomento.

  2. Fausto Carratu' scrive:

    coloro che protestano contro l’affissione dei crocifissi nei luoghi pubblici non sono “voci iperlaiciste o anticattoliche”, ma bigotti anticostituzional. IL problema della discriminazione non sesite. Nei condomini chiunque può usare le parti comuni come meglio crede se non impedisce ad altri di fare lo stesso e non crea problemi di sicurezza o estetici.
    Chiunque può pertanto affiggere simboli che manifestano credo o altri sentimenti. Quello che non appare legale è che sia lo Stato ad affiggereli e non i sigoli frequentatori dei luoghi. Lo Stato non confessionale non deve affiggere alcunchè. Sono i cittadini ad avere il diritto di manifestare. Gli equivoci sono tutti qui, e non sono pochi, come potete intendere.
    Fausto Carratu’

  3. giusfed scrive:

    Osservo che si tratta di luoghi di lavoro e non di luoghi di culto.
    Cordiali saluti.

  4. stefano scrive:

    Quel cadavere che sta sulla croce è stata la prima persona che ha lottato per la libertà di tutti gli uomini ed in principal modo per le classi deboli, - riocrdare il giusto salario ai lavoratori -, bisogna ricordare che i principi sanciti dalla costituzione italiana, europea e dei diritti dell’uomo non fanno altro che riprendere le parole dette 2000 anni fà da quel cadavere, pertanto ritengo che bisogna portar rispetto, inoltre penso che sia l’ultimo problema per gli italiani.
    Grazie.

  5. Fausto Carratu' scrive:

    la distinzione tra luoghi di culto e luoghi di lavoro non ha rilevanza giuridica. Non per caso chi ha avanzato l’osservazione, non da definizione giuridicamente pertinente nè di luogo di lavoro nè di luogo di culto. Se la desse, si accorgerebbe da sè della inconsistenza. Manifestare un credo con l’affissione di simboli non muta la natura del luogo in luogo di culto, come l’affissione di un calendario non muta il luogo in un osservatorio astronomico. Purtroppo in democrazia tutti hanno diritto di parola, pure gli incompetenti.

  6. Fausto Carratu' scrive:

    stefano non si avvede di fare un discorso confessionale. I crocefissi hanno il diritto di essere affissi dai cittadini come un qualsiasi altro oggetto e non per il valore che l’oggetto assume. Entrare nella considerazione del valore espone alla ragionevole obiezione di chi non sente le stesse cose che sente sStefano. Cominciò Ciampi a dire la sciocchezza che il crocefisso è un simbolo di tradizione e cultura. E’ un insulto per il Cristo fare la fine di un pezzo di antiquariato o del busto di Garibaldi. Il problema è tutt’altro! Chiunque puà usare i lughi comuni se non impedisce agli altri di farne pari uso. Purchè non sia lo Stato ad affiggere, come non deve essere l’Amministratore del Condominio!lo Stato non è nè credente nè miscredente, ma rispettoso dei credi di tutti.

  7. Andrea Asnaghi scrive:

    NON son d’accordo con Fausto.
    La prospettiva non deve essere confessionale, e nemmeno anti.

    Io la vedo così: gli atei, come i credenti (di ogni religione) fanno una scommessa su ciò che c’è dietro ad una porta che non si apre.
    L’ateo scommette che non c’è nulla, ogni credente ha invece una risposta positiva (ovviamente diversa secondo il rspettivo credo).

    Poi c’è il miscredente (da non confondere con l’ateo). Il miscredente ha in odio una o più religioni (per motivi storici o personali, magari anche individualmente validissimi) per cui vorrebbe murare la porta, negarne l’esistenza, proibirne il concetto stesso.

    Un popolo ha un sua cultura, di matrice religiosa o meno, con cui ha affrontato nel tempo “il problema della porta”. Il crocifisso ricorda l’orizzonte entro cui il popolo italiano ha affrontato culturalmente e storicamente il problema (anche rifiutando, come fanno in tanti, la risposta cristiana con buona pace di tutti).

    Lo stato (italiano in questo caso) non può imporre o discriminare in nome di un qualsiasi atteggiamento rispetto a cosa ci sia dietro la porta, ma può considerare importante mantenere l’attenzione sulla porta.

    Tutto questo con “il Cristo” (a cui non frega niente del senso religioso o del crocifisso perchè le strade con cui arriva al cuore dell’uomo sono le più impensate) non c’entra nulla (se c’entrasse, allora sì che il problema sarebbe confessionale !).

    Il crocifisso (in aula o dove volete) non è “come Garibaldi”, è il “nostro” faro puntato sulla porta e non l’imposizione di una risposta.
    Il cattolico, in quanto tale, non ne ha alcun bisogno, nè ne potrebbe avere alcuna nostalgia. Non lo vuole togliere ogni uomo che non accetta che il faro sulla porta si spenga obbligatoriamente per lo psico-problema di qualcuno cui la visione della porta da fastidio.

    Parere personalissimo…

  8. Paolo Stern scrive:

    per prima cosa grazie a tutti per gli interventi. tutti interessanti.
    per provare a fornire qualche spunto, direi che si dovrebbe valuate la vicenda da due profili: giuridico e sociale. ci provo e ragioni di sintesi e chiarezza apro i 2 specifici commenti seguenti.

  9. Fausto Carratu' scrive:

    andrea asnaghi ci trascina su percorsi tortuosi: mettersi a discutere della differenza tra atei e miscredenti o peggio sulla differenza tra l’attenzione a quello che sta dietro “la porta” e l’attenzione alla “porta”, non fa che allontanare tutti dall’unica osservazione utile e risolutiva che si può fare sulla questione dei crocefissi nei luoghi pubblici: in questa lite che risale a subito dopo la fine dello Stato della Chiesa (1870) va ormai chiaramente ed inequivocabilmente condannata la affissione per legge da parte dello Stato(il senatore Alatri, ebreo romano, votò contro la proposta di legge che voleva sopprimere i crocifissi)perchè è questa affissione decretata per legge la vera e unica anomalia, ma subito dopo deve chiarirsi (perchè nessuno vuole sollevare questo punto?) che è del tutto legittima la decisione di chiunque frequenti (funzionalmente) il luogo pubblico di manifestare un proprio credo anche con l’affissione di una immagine.

  10. Paolo Stern scrive:

    1) verifica giuridica (invocata tra l’altro da fausto). la presenza di un corcifisso, simbolo religioso, che come argomentato dal consiglio di stato, può assume anche connotazioni diverse, non può essere in alcun modo atto discriminatorio anche di tipo indiretto. sulla ricordata vicenda del “prof.” Coppoli (scusate le “” attorno a prof. ma ho un enorme rispetto per tale titolo e per la responsabilità che i docenti hanno nei confronti dei propri allievi che certe volte fatico ad usarlo) il Tribunale del lavoro ha respinto il ricorso dello stesso. Il provvedimento ha negato che vi sia stata una discriminazione diretta, posto che la circolare che impone il crocifisso si rivolge a tutti i docenti; ha escluso anche che vi sia stata discriminazione indiretta, in quanto il comportamento del Dirigente sarebbe stato diretto a garantire il pluralismo e non a porre il docente in situazione di particolare svantaggio; ha infine affermato che la condotta della Amministrazione scolastica non configura “molestie”, non essendo connotata da intento discriminatorio.
    Sulla scorta delle valutazioni del tribunale all’interno di un luogo di lavoro particolare come la scuola, e dei riferimenti di legge ricordati nel post, ritengo che nessuna censura possa essere mossa all’affissione del crocifisso in azienda. ne consegue che la rimozione non autorizzata da parte del datore di lavoro, configura come inadempimento negli obblighi contrattuali e pertanto passibile di azione disciplinare.

  11. Paolo Stern scrive:

    2)verifica sociale.
    popolo = gruppo di individui accomunati dal vincolo giuridico della cittadinanza
    popolazione = gruppo di individui accomunati dalla convivenza in un determinato territorio
    nazione = gruppo di individui accomunati da vincoli storici, linguistici, di tradizione, di religione, di costumi, culturali, ecc…

    forse è solo il caso di ribadire che mai come in questo tempo gli elementi di identificazione nazionale contribuiscano a legare i cittadini e permetterle loro di aprirsi, nel reciproco rispetto, ad altre culture sensa il rischio di perdite di identità.

  12. antonella scrive:

    è fondamentale la distinzione effattuata da paolo. Al di là di ragioni religiose individuali il crocifisso fa parte dei simboli identificativi della nazione italia e più in generale della nazione europa

  13. Fausto Carratu' scrive:

    è così…. fondamentale la “distinzione fatta da paolo” ed osannata da antonella che se andassimo a lavorare in turkia daremmo ragione a chi ci vorrebbe imporre la mezza luna e ci vieterebbe di esporre il nostro simbolo diverso dal lor. Complimenti per la lungimiranza.
    Fausto
    pensateci prinma di parlare

  14. antonella scrive:

    sono solita pensare prima di parlare ma anche ascoltare le opinioni altrui e proponendo le mie idee come tali e non come verità assolute, caro fausto!
    È evidente che ogni paese abbia le sue tradizioni ed i suoi simboli … scusa ma dov’è il problema? Anzi trovo che la pruralità, la difesa della propria identità sia il vero antidoto verso una massificante e mortificante globalizzazione. È evidente che ciò non vuol dire che non ci debba essere rispetto per la posizione altrui … mi sembra che l’intervento di paolo che ho condiviso (non osannato) esprimesse tale concetto. Se mi sento nazione accolgo la tua diversità ma non per questo rinnego la mia identità. Ciò a cui fai riferimento è un assolutismo bieco che priva l’individuo di libertà di espressione. Scusa ma nessuno ha mai posto la situazione in tali termini. È forse l’utopia della laicità estremizzata che porta a mortificare il singolo cittadino rubandogli le sue radici … i libri di storia insegnano che inseguendo le utopie si è sempre finiti male!

  15. Corrado Tumaini scrive:

    Una discussione su “il crocifisso alla parete sì e no?”

    Mhmm..Cioè..Diciamo che….Non ci sono più le mezze stagioni. E anche i giovani non sono più quelli di una volta!

    …..

    Beh! Si è fatto tardi.

  16. Paolo Stern scrive:

    antonella, sei nominata interprete ufficiale dello sternpensiero! (sono certo che una nomina del genere sia per te un traguardo di vita fondamentale ….)
    al di là delle battute hai centrato ciò che intendevo

  17. Paolo Stern scrive:

    corrado siamo onorati della tua presanza. veramente il post non è “crocifisso si / crocifisso no”! intendevo aprire una discussione sulle possibili ricadute della presenza di un simbolo religioso, ed a questo punto della discussione si può aggiungere, anche di identificazione culturale nazionale, nell’ambito di un luogo di lavoro. è possibile considerarlo in qualche modo discriminatorio? se si è legittima la rimozione ad opera di un dipendente o lo stesso potrebbe incorrere in procedimenti disciplinari? questa è la questione. ti assicuro, trattando di risorse umane e non di pietre, essere tutt’altro che questione peregrina. sto registrando in alcune aziende criticità in tal senso.
    un tuo contributo, oltre il divertente sarcasmo se ti va, è ben accetto.

  18. Paolo Stern scrive:

    fausto, in questa sede però il focus è sul luogo di lavoro a prescindere dalla questione pubblico / privato. se l’affissione fosse discriminatoria lo sarebbe ovunque

  19. Corrado Tumaini scrive:

    Caro Paolo, il “messaggio” palese del tuo post mi è chiaro. Solo che leggendo di filato + commenti ho detto:

    “Cristo! (NdR: non come imprecazione, ma come richiamo al dialogo), qui c’è una comunità che soffre davanti alla parete!”

    Ovvero: mi è parso che la discussione a sfondo giuridico e nel contempo “intrigante” da te posta avesse preso un abbrivio diverso…Ecco perchè il commento sarcastico (che tale voleva essere senza remora e rimorsi).

    Mi tiri nella discussione? Niet problema! Ovvio che si sto. Partendo però dalla mia biografia e dall’esperienza quotidiana:

    1) chiedo venia preliminarmente per l’incursione in area, sono effettivamente uomo “di martello” e non “di libro”, ma “mente et malleo” sai com’è….;
    2) quotidinamente i problemi devo risolverli e non crearli, compresi quelli di relazione all’interno del “gruppo di lavoro”;
    3) nel mio ambiente di lavoro, sinora non si è mai posto il problema di staccare il crocifisso dal muro, in quanto discriminatorio, ma caso mai come…tenercelo attaccato! Il normal-lessico in uso ne è infatti condizione ostativa;
    4) il simbolo di una Nazione è la bandiera. Chi ha fatto il militare lo sa: entrando nell’ufficio del comandante, accanto alla scrivania c’è la bandiera (che rappresenta la Nazione-Patria), sulla parete di fronte l’immagine del Presidente della Repubblica (che simboleggia la presenza dello Stato-Popolo giuridico); alla scrivania (o in piedi ,secondo il temperamento individuale) il comandante (che lì è l’autorità costituita su mandato dello Stato e a servizio della Nazione). Quando entri, da sottoposto, saluti militarmente PRIMA la bandiera POI il comandante.

    Il crocifisso, in caserma, è sicuramente presente ma sempre defilato: come potrebbe essere altrimenti in un luogo dove gli uomini si preparano a uccidere i loro simili (seppur sempre per una buona ragione)?

    Quindi il nostro simbolo nazionale è (in data odierna) il tricolore. Nessuno appartenente al “popolo” italiano o alla Nazione “Italia” o, in ultimo, alla popolazione “italiana” può sentirsi discriminato se all’interno del luogo di lavoro trova la bandiera nazionale.
    Anzi..Discriminatorio potrebbe risultare entrare nel luogo di lavoro dove sventola una bandiera straniera (è in uso, lo sai, soprattutto tra le imprese anglosassoni operanti sul suolo nazionale).

    Ma il crocifisso è un simbolo religioso e come tale è intimamente individuale e tale dovrebbe restare. Probabilmente per la nostra sensibilità non appare discriminatorio, ma prova a metterti nelle scarpe, per esempio, di un ebreo (magari pure lui “ortodosso”), Con quello che le chiese “cristiane” (non solo la cattolica) hanno fatto passare ai suoi antenati! Non c’è bisogno di tirare in ballo il “solito” “mussulmano.

    Per quanto riguardoa infione gli “iperlaici” e gli “anticattolici” con prurito (parentesi: ammetti che si può essere non-laici ma comunque anti-cattolici?) conosci la storiella dei due psicanalisti ebraico-novayorkesi che salgono sull’ascensore tutte le mattine….? Mi pare azzeccata. (vedi: Il teatro yiddish di Moni Ovadia)

    …..

    Accidenti, ho scritto un post!
    Mille scuse ancora.

    Un saluto franco da Corrado (cristiano, europeo, geologo, non per credo ma per destino e per scelta libera)

  20. Andrea Asnaghi scrive:

    Cercherò di non scrivere un post anch’io … ma solo qualche piccola osservazione sull’intervento di Corrado.

    Io sono cattolico (ma va ? non si era capito …). Provo a mettermi “nelle scarpe”. Dovessi frequentare un paese “musulmano” non troverei discriminatorio trovare un’effige religiosa in luoghi pubblici (malgrado tutte le discriminazioni - anche mortali - patite dai cattolici … e non ho bisogno nemmeno di riferirmi al passato).

    Non laico ed anti-cattolico ? Certo che si può. Però, per quanto (mi rendo ben conto) la storia dell’umanità potrebbe darmi sonore smentite, credo che una religosità autentica (sottolineo autentica) difficilmente possa essere “contro” (anti) un’altra religione.

    Direi: non facciamo del crocifisso un falso problema. Mi piace pensare a Don Camillo e a Peppone: nessuno dei due aveva ragione ma quando si parlava con il cuore vi erano valori condivisi. Una società autentica si distingue non quando sterilizza i valori, ma quando li fa vievre e comunicare - e quando cerca, magari con sofferenza, evidenze comuni, invece di tranquillizzare ciascuno nel proprio zoo di vetro.

  21. gabriella greco scrive:

    Buon giorno. Vorrei dire che, da atea, mi sono sempre sentita discriminata ed infastidita per l’esposizione dei simboli religiosi. mi ha dato fastidio che questa battaglia sia iniziata, in Italia, per colpa di credenti di altra religione. ma sono felicissima che sia stata vinta per l’interessamento di una persona che crede nello Stato Laico. Gabriella Greco

  22. Fausto Carratu' scrive:

    ringraziamo di cuore Gabriella Greco per il luminoso esempio di bigottismo ateo, di cui si sentiva impellente bisogno.
    Quando non si distingue neppure tra ateismo e laicità ( non se la prenda, è in ottima compagnia, tra cui il simpatico Fabio Fazio)non si può evitare di scivolare in dichiarazioni tanto sprovvedute.
    Fausto Carratu’

  23. Corrado Tumaini scrive:

    Ieri ero a Dalmine, all’ora di uscita degli operai dalle fonderie e fabbriche satellite: tanti, tantissimi sikh ed “africani” neri neri.

    Tanti anni fa, quand’ero monello, al terzo o quarto risarcimento per il vetro rotto di una finestra , mio nonno mi disse circa così: “Ricordati, fino a quando l’hai in mano il sasso è tuo, un attimo dopo non sarai mai sicuro di dove andrà a cascare”. Così è nei blog. E ciò è molto interessante.

    Paolo è il monello che lancia il sasso e, all’inizio, si diverte a nascondere la mano. Sarà appartenuto sicuramente a una “banda” rivale alla mia, ma mi piace.

    E così, il quesito non è “Crocifisso sì crocifisso no” ma diventa “sulle possibili ricadute della presenza di un simbolo religioso, ed a questo punto della discussione si può aggiungere, anche di identificazione culturale nazionale, nell’ambito di un luogo di lavoro”….

    Torniamo a Dalmine: se la comunità Sikh della fonderia si rilassasse quel tanto da erigere un altare (piccolo a piacere) in sala mensa o in un angolo del reparto di produzione, l’atto è discriminatorio nei confronti dei colleghi di lavoro non appartenenti alla medesima religione?

    Secondo la tesi di Paolo e il parere del Consiglio di Stato, no. E la condivido.

    Ma se un collega del Sikh, però bergamasco (cattolico doc) rimuove quel’altare, è perseguibile per legge? Se l’atto di prima è ammesso, questo secondo parrebbe riprovevole. O no?
    Se perseguibile, per quale imputazione?

    Cambiamo di scarpe: il docente italiano ma non-cristiano (ateo, agnostico, ebreo, islamico, induista, taoista, animista, etc. etc.) infastidito (per accidenti suoi) del simbolo ecclesiastico del crocifisso leva dalla parete l’”oggetto”, per assimilazione al precedente caso, è perseguibile anch’esso? Se sì, per quale motivazione?

    Concordo anche che la distinzione tra luoghi di lavoro privati e pubblici può apparire capziosa, però è ineluttabile che fa una certa differenza: nei primi è responsabile il singolo soggetto giuridico, nel secondo è lo Stato (di tutti). Su questo mi pare che la Corte di Giustizia Europea si sia espressa chiaramente.

    Ho affermato che il simbolo nazionale è la bandiera. Nulla toglie che in una teocrazia possa essere anche un simbolo religioso. Ma in una democrazia? Ritengo di no.

    Il simbolo nazionale (conforme alla stessa definizione data da Paolo) è solo la bandiera. E il simbolo dell’avviata nazione Europa è il drappo blu con tante stelle oro quante sono (e saranno) gli Stati membri. E a proposito di aggiunte: di stella tra poco ne arriva una nuova che nella sua bandiera la stella l’ha già, accanto a una falce di luna: E nel futuro prossimo a venire si sommeranno quelle dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo (uno più, uno meno). Che faremo, intrappolati tra pretese difese di culto e di cultura e spicci interessi di mercato? Perchè se gli ideali sono forti…la carne è debole.

    Operando in aree ex-sovietiche, divenute repubbliche democratiche in epoche recentissime, dove, almeno per reazione rispetto al passato ateo e materialista “di Stato”, ci si aspetterebbe una insorgenza di “religiosità” vedo invece tante bandiere, ovunque, nei luoghi di lavoro e di incontro, pubblici e privati, anche sui parabrezza degli autobus….È solo “nazionalismo”?

    Rilassiamoci, Abbiamo ancora tempo per dividerci in patrioti, patriottardi, internazionalisti e apolidi.

    Abbiamo avuto ottimi docenti che hanno preparato alla vita ruoli dì giovani, giudici che hanno amministrato la giustizia con saggezza ed equità quando i tempi non lo richiedevano e che hanno operato sotto simboli più imbarazzanti di un crocifisso, lavoratori che hanno educato i figli al senso di sacrificio, artigiani e imprenditori che hanno usato i propri talenti a vantaggio di tutti, incuranti dei simboli religiosi o laici. È solo uso del “buon senso”?

  24. Susy scrive:

    Io sento che siamo votati verso l’Unione Europea, ma la globalizzazione ci toglie qualcosa. non possiamo rinunciare alle ns. tradizioni. io sento che la ns. religione è qualcosa di molto importante.

  25. Paolo Stern scrive:

    corrado è vero mi è sempre piaciuto lanciare sassi (metaforicamente … quasi sempre) ma non ho mai nascosto la mano. comunque colpito e affondato. hai colto perfettamente lo spirito del mio post.
    il rischio, trattando argomenti delicati e sensibili, è che si proceda per generalizzazioni. il che è sempre fonte di guai.
    partiamo dai simboli.
    la bandiera è simbolo dello stato NON della nazione o meglio lo diventa diciamo “di rimbalzo” perchè, ripeto, simbolo dell’insieme di popolo, territorio ed autorità che sono gli elementi che definiscono lo stato.
    il nostro bel tricolore, vagamente giacobin-massonico, ha cominciato a simboleggiare la nazione italiana solo dopo che questa è divenuta stato. è ovvio, in questi termini, che nei luoghi dove si esercita l’autorità statale (vedi in primo luogo le caserme) ci sia la bandiera! e non altro.
    permettetemi però la nazione è altro. è l’insieme di elementi che lega una comunità. elementi materiali ed immateriali che identificano le radici di un gruppo di individui. tra questi elementi per l’italia, ma direi per l’europa, oggi c’è anche il crocifisso. negare tale evidenza significa approcciarsi in modo intellettualmente disonesto al problema (spero di non aver offeso nessuno). inteso in tal senso il simbolo non richiede l’adesione del 100% delle persone che in qualche modo lo intercettano poichè è ovvio che la scelta è individuale. la tradizione collettiva RESTA!
    la maggiore differenza che esiste tra lo stato “laico” e quello “teocratico/confessionale” lo individuo nella capacità del primo di non discriminare alcuno sulla base di opinioni, idee, principi di fede personali. ma la tradizione collettiva RESTA! ci sono stati momenti storici in cui, in nome di un “illuminato senso di laicismo”, si è deciso di fare tabula rasa delle tradizioni di una nazione, affrancarla da “riti e superstizioni” … il virtuoso processo si è concluso o sulla ghigliottina o nelle camere a gas!

    ps
    comunque la rimozione del crocifisso senza l’autorizzazione del datore di lavoro configura illecito disciplinare. lo confermo se no corrado mi dice che faccio il furbetto e utilizzo per fini terzi un innocente post in materia di lavoro ….

  26. Paolo Stern scrive:

    gabriella amica cara … perdonami ma come ho provato ad argomentare lo stato laico con il crocifisso c’entra proprio poco.
    che un bel gruppetto di parrucconi a strasburgo, a bruxelles o dove diavolo vuoi voglia dettare la linea della sensibilità di un popolo lo trovo francamente inaccettabile

  27. Paolo Stern scrive:

    andrea che dire … affinità elettive!

  28. Paolo Stern scrive:

    fausto non ti scaldare. c’è susy che rimette la palla al centro

  29. sofia scrive:

    sono perfettamente daccordo con la tua opinione paolo!

  30. maria scrive:

    Carissimi,
    come cittadina italiana dico: leggete le definizioni di “cultura” di un popolo o di una nazione data dai massimi esponenti della sociologia e anche dell’organizzazione del lavoro e vedrete che da Taylor (fine ‘800 inizi ‘900)ad oggi tutte comprendono nella definizione “credenze e religioni”. Dunque NO a laicismi falsi che sotto la veste di definizioni monche vogliono solo nascondere il loro essere contrari alla religione cattolica. Mi domando: non sarà un po’ di vigliaccheria per non dire apertamente che sono contro la Chiesa e la fede cattolica?
    Come cristiana e cattolica affermo che si vuole distruggere la fede nel nome di una tolleranza che non esiste, strumentalizzata da chi, come nei primi anni del cristianesimo, non tollera i cristiani. Una sorta di persecuzione moderna, all’insegna però dell’ipocrisia e della falsità,le nuove armi, di certo più micidiali, perchè distruggono l’animo umano, di quanto non lo siano spade e crocifissioni.
    Togliere il crocefisso dai nostri luoghi? Solo un modo per distruggere un popolo e quei pochi valori che ancora resistono.

  31. Corrado Tumaini scrive:

    Caro Paolo,
    siamo giunti, quanto meno, a confermare che la presenza del crocifisso in un luogo di lavoro non genera discriminazioni dirette o indirette stante l’odierno impianto normativo nazionale. Per assimilazione, la regola vale quindi anche per qualunque altro simbolo religioso, purché non crei un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante od offensivo. Effettivamente non mi viene in mente nessun simbolo religioso che possa produrre oggettivamente una di queste condizioni. Ciò mi rende felice perché anche quest’anno posso addobbare l’albero di Natale davanti allo studio.
    Sempre per assimilazione la regola può valere, ritengo, per un qualunque altro simbolo “civile”, vieppiù se collegato con la tradizione, per il quale potrebbero però prefigurarsi anche casi più complessi se riprendono le apologie ideologiche.
    Siamo anche giunti alla conclusione che levare o manomettere un simbolo religioso in un luogo di lavoro senza autorizzazione da parte del datore di lavoro si configura come inadempimento negli obblighi contrattuali e pertanto passibile di azione disciplinare. E anche questo mi rende felice, perché adesso ho la conferma di quello che mi immaginavo già di fare se in uno dei cantieri sottoposti alla mia direzione si innescasse un conflitto per questo motivo: per i giuggioloni (ir)responsabili posso meditare l’adeguata punizione alias “provvedimento disciplinare”.
    E con ciò, fine del mio interesse professionale per l’argomento.
    Due precisazioni personali sull’argomento di più ampio respiro (o affanno), che poi è o è diventato strada facendo l’argomento vero di discussione.
    1) sul concetto di Nazione: prendo atto della tua puntualizzazione e ti chiedo scusa; era questione di coincidere sulle definizioni e nel tuo commento 11 riporti con precisione la definizione da te adottata: quella più classica, consolidata e con radici arcaiche (con rimando alla biblica nazione di Israele, …); di contro la mia visione di nazione si fonda sulla versione “moderna” per la quale il concetto assume una specifica e necessaria accezione politica, entrando direttamente in relazione con l’idea di Stato, sebbene non sempre in maniera univoca (da cui anche l’accenno alla situazione all’area caucasica ex sovietica). In estrema sintesi, la nazione come obiettivo e non come dato acquisito. Ne consegue che quello che mi pare di intendere tu definisca “nazione” è quello che io chiamo “popolo” per il quale effettivamente c’è comunanza di origine, lingua, religione, tradizioni e di tale unità le persone che lo costituiscono hanno coscienza. In sintesi, un’unità di persone basata sul “vincolo di sangue”. In entrambi i casi, se si esagera, si finisce con i nazionalismi che dei simboli fanno abuso. Ecco perché, personalmente, preferirei che si limitassero.
    2) Sul rapporto crocefisso-croce-cristianesimo e il Cristo ritengo che il crocifisso stia al Mistero del Golgota come la nutella sta alla catena alimentare. Dolce, ma superflua. Si può farne a meno.
    Per il resto, che dire in più dei commenti arrivati? Mah! Uhm…”Si stava meglio quando si stava peggio?” ….Oh! È arrivato l’autobus. Bene! Alla prossima!
    (……discriminazioni, miscredenti, utopie, valori, tradizione, distruggere, tolleranza, globalizzazione, pochi valori rimasti, simboli, …..uhmmmm?)..Uno, solo andata! Grazie.

  32. Paolo Stern scrive:

    bel commento maria. al di là delle questioni giuridiche hai posto la questione centrale. grazie del tuo intervento

  33. Paolo Stern scrive:

    corrado attento a non saltare la fermata!
    che siamo giunti ad un punto di chiarezza già mi sembra quasi miracoloso!
    sul resto quasi ci incontriamo quasi su tutto (per l’ipotizzata appartenenza a bande di lanciatori di sassi diverse non impedisce la ragionevolezza).
    un punto solo ci pone distanti. il rapporto golgota / nutella. al di là del poco felice paragone (ma la fretta dell’autobus ci ha messo sicuramente lo zampino) non la considero situazione marginale. se così fosse sarebbe una ulteriore picconata per abbattere le mura che sorreggono il “nostro” mondo (per carità lasciamela passare così). caduto il muro sarebbe gioco facile per qualcuno in nome di futuri lidi in cui approdare, comodi e amati dai potenti, individuare nuovi, e più politicamente corretti, simboli da indicare ai ragazzi, ce n’è uno in pole position: la zucca di halloween !!!!

    un telamatico abbraccio e una promessa / minaccia prima o poi irromperò nel tuo blog!

  34. Corrado Tumaini scrive:

    Caro Poalo,
    …la zucca di Halloween, appunto….

    Da cui anche la distanza che si frappone tra noi. Ti rilancio questo:
    http://www.youtube.com/watch?v=gG-TL0S3sN8

    Attendo la tua irruzione sul mio blog: Lavoro - Ambiente hanno molto da comunicarsi.

    PS: per l’equazione del commento 31, non felice, forse, ma efficace, cambiando l’ordine degli fattori il risultato cambia; non è rapporto il Golgota/nutella ma Golgota/catena alimentare, ovviamente con la trasposizione della verifica dal livello materiale a quello spirituale….
    Anche questo, temo, ci distanzia ma, confido, che non ci opponga. Ognuno ha il suo percorso.

  35. Susy scrive:

    mi reputo una comune mortale che svolge la sua vita monotona tra casa, figli, marito, lavoro.
    Non riesco a seguirvi quando vi rimbeccate con termini e citazioni. forse è questione di intelligenza?
    vi voglio riportare quanto ho appena letto su libero senza aggiungere altro….
    Crocifisso:patriarca russo solidale
    Lettera a Berlusconi: simboli cristiani parte identita’ europea

    (ANSA) - MOSCA, 26 NOV - Il Patriarca ortodosso russo, Kirill, ha espresso solidarieta’ a Berlusconi dopo la sentenza della Corte europea sul crocifisso. ‘La tradizione cristiana dell’Italia e degli altri paesi europei - scrive in una lettera inviata al premier italiani - non puo’ essere oggetto di esame da parte di istituzioni europee dei diritti umani. I simboli religiosi cristiani, presenti negli spazi pubblici d’Europa, sono parte dell’identita’ comune europea’.

    E’ quanto penso anch’io. ciao

  36. Paolo Stern scrive:

    corrado il video proposto è molto bello. interessante e reso poetico dall’adagio di albinoni. bello! la lettura del messaggio è così profonda che le poche righe di un post la svilirebbero e quindi non mi ci avventuro, però ti ringrazio per la segnalazione.

  37. Paolo Stern scrive:

    susy che dirti. credo (ora consentimi di volare un po’) che la “monotonia” delle cose non sia data da “casa, moglie, figlie (ne ho 2), lavoro …” ma dalla incapacità che abbiamo di accorgerci del nuovo in ogni istante che passa. diventiamo monotoni quando siamo statici, quando cessiamo di essere illuminati dagli sguardi di chi ci sta intorno anche se stiamo facendo il giro del mondo o cerchiamo spiritualità in Tibet.
    grazie susy per la citazione. ormai corrado ha smascherato alcune recondite intenzioni di questo post, pertanto di cuore sottoscrivo (pur mantenendo ferme le riflessioni sin qui fatte) le parole del patricarca russo.

  38. rita lannes scrive:

    ….”Eppure basta prendere a prestito il lessico familiare di Natalia Ginzburg,
    ebrea e atea, che negli anni Ottanta scrisse:

    Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l´immagine della rivol
    uzione cristiana, che ha sparso per il mondo l´idea dell´uguaglianza fra gli uom
    ini fino ad allora assente… Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolar
    i ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come
    milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini
    sono tutti uguali e fratelli. A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo s
    appiano fin dai banchi di scuola”.

  39. Fausto Carratu' scrive:

    non sono d’accordo con Rita Lannes, perchè non sono d’accordo con la Ginzburg, come non ero d’accordo con l’ex presidente Ciampi e altri che difendono la universalità del simbolo del crecefisso. Pur essendo io cattolico.
    Tutti costoro fanno discorsi non laici, che siano credenti o atei (mettiamoci in testa che gli atei sono spessissimo molto poco laici…). Il problema dell’affissibilità nei luoghi pubblici o nei luoghi di lavoro privati va analizzato sul bruto piano del diritto e non sulla tollerabilità del simbolo o trattandolo come se fosse un’opera d’arte o un pezzo di antiquariato.
    Il Parlamento deve abolire la oscena legge che impone ai Ministeri l’affissione dei crocefissi. Sono le persone che frequentano abitualmente i luoghi pubblici ad avere il diritto di affiggere i simboli del proprio credo, senza impedire ad altri di affiggere i loro. Sono le persone ad animare le fedi, non i ministeri o le amministrazioni.
    Ogni altra considerazione è vacua.

  40. Paolo Stern scrive:

    fausto non concordo con la drasticità delle tue affermazioni.
    ogni considerazione ha piena legittimità, definirla vacua mi sembra un po’ forte (… per non dire peggio).

  41. Paolo Stern scrive:

    è un bel passo quello ricordato da rita.

  42. Paolo Stern scrive:

    ringrazio tutti per gli interventi e, con il motto prevenire è meglio che …., non apriamo a commenti sui minareti svizzeri. ci porterebbero troppo lontano rispetto al post di partenza.
    solo una considerazione: la consultazione del popolo è sempre utile ed ogni decisione dallo stesso assunta è sovrana. piaccia o non piaccia ad intellettuali e benpensanti.

  43. Fausto Carratu' scrive:

    vorrei pregare il sig. Paolo Stern di astenersi dal bacchettare ed esprimere arbitrari giudizi sulle posizioni altrui quando non argomentate. Non si scrive per dire che siamo d’accordo o in disaccordo. Non è il numero che fa una verità, ma -se possibile- le ragioni e gli argomenti.
    saluti
    Fausto Carratu’
    che vorrebbe parlare di cose serie e concludenti senza scivolare nel vacuo dei vacui.

  44. Paolo Stern scrive:

    fausto non ti scaldare. siamo su una piazza virtuale dove nessuno bacchetta nessuno ma tutti sono liberi di esprimere le proprie opinioni, purchè espresse in modo corretto e rispettoso.
    qualora poi ritenessi che le affermazioni del sottoscritto, e di quanti altri hanno dato vita a questo interessante scambio di opinioni, siano vacuamente vacue … bhe, senza polemica, puoi scegliere di frequentare post più interessanti.
    nel merito, per le cose fin qui affermate nei precedenti commenti, quella che tu chiami “legge oscena” trovo che sia il frutto del pensiero degli italiani che difendono le loro tradizioni. piaccia o non piaccia ad intellettuali e benpensanti (anche cattolici).

  45. Fausto Carratu' scrive:

    lo ribadisco, trovo osceno che un crocefisso sia condannato ad essere appeso (una seconda volta!!) da uno Stato e da una legge.
    Se non vi piace non mi leggete,o non mi rispondete, ma evitate di rispondermi vacuità col tono di chi ha capito tutto

  46. gabriella greco scrive:

    ringrazio il sig. Carratù per il luminoso esempio di ironia. mi spiace solo che, avendo avuto da fare, mi accorgo solo ora della sua risposta. Peccato. Ho perso del tempo prezioso e posso farmi una bella risata solo ora. Grazie di cuore. Gabriella Greco

  47. Fausto Carratu' scrive:

    gabriella greoco risponde da par suo: il nulla, anche se accompagnata dalla risata degli ebeti che non hanno argomenti

  48. gabriella greco scrive:

    Egr. Dr. Stern, mi diverte non poco tutta ’sta cagnara. Ho solo detto (e lo ribadisco) che i luoghi pubblici sono pubblici e non ci debbono essere esibizioni di oggetti di culto. E’ il mio pensiero. Non siete d’accordo? Pazienza. Io ho sopportato per anni le esibizioni dioggetti di culto in tutti i luoghi pubblici in cui sono andata (e dove continuo ad andare per motivi di lavoro o studio o altro)In Italia siamo 55 milioni (credo) di italiani e non tutti sono cattolici o cristiani in genere. E, tra le altre cose, ci sono dei cristiani che non si riconoscono nella croce. Oltre tutto, i miei nonni (cattolici) e mia madre (no) ricordavano molto bene che, nella loro infanzia, nelle scuole ed in altri luoghi pubblici non c’era alcun crocifisso. Mi sembra che l’Europa ci stia solo rimandando indietro, a delle radici che facciamo finta di non conoscere: quelle dello Stato Laico. Per quanto riguarda l’Europa, poi, il discorso è un bel po’ più complesso. Se aderiamo all’Europa non possiamo solo prenderne le cose che ci fanno comodo. Mi scuso, comuqnue, di essere entrata nel suo blog. Pensavo che fosse un luogo di discussione. Il mio ateismo mi porta a rispettare tutti. Cosa che non vedo fare da parte di altri.
    Gabriella Greco

  49. Fausto Carratu' scrive:

    certe persone proprio non ce la fanno…Questa tizia che continua a confondere ateismo e laicità, ed a ritenere che l’ateismo sia tollerante, non conosce Voltaire, che ha fatto incidere sul marmo della sua tomba, a lettere di bronzo, di aver combattuto tutta la vita l’ateismo e l’intolleranza. Ma hai voglia ad argomentare…Certe teste sono inossidabili ed insopportabilmente presuntuose. Non argomentano, “dichiarano”! (a chi mi riferisco? ma è chiaro: a certa gabriella greco)

  50. gabriella greco scrive:

    Sono molto onorata di ricevere tante attenzioni da siffatto cavaliere. Egregio messere, Le posso assicurare che non le merito. Ma, come dice Lei, non ci arrivo. In effetti sono un po’ bassina (cm161). Sono anche contenta che, per parlare con me, Lei scomodi nientemeno che Voltaire!!!!! Volevo scomodare Pirandello e la sua massima sulla Verità. Ma non la cito perchè certamente, Lei che è altro ed illuminato, la conosce molto bene. Ma sa che Lei mi ricorda un poco Pirandello? Sì, quello del telegramma del ‘24.
    Però mi fa sovvenire anche di un’altra massima, non così elevata, ma molto più attuale. (anche perchè, nel 24, non si sarebbe potuta dire. E’ questa: una risata vi seppellirà. Se fossi più in gamba, metterei anche quelle faccine che tanto vanno di moda oggi. ma non lo sono. Infatti, sono tanto maldestra che, non so come, ogni risposta mi arriva sulla posta dello Studio, aprendomi il blog e facendo sì che mi venga la voglia di ringraziarLa per le Sue impagabili attenzioni. Se, dall’alto della Sua bontà e intelligenza, potesse solo dirmi come fare per evitare questo automatismo, non immaginare quanto gliene sarei grata. Gabriella Greco

  51. Paolo Stern scrive:

    calma ragazzi. mi sembra che i toni utilizzati nel confronto stiano eccedendo rispetto alla normalità di un sereno scambio di idee.
    insomma se non si riesce ad avere una piattaforma di dialogo nemmeno su un blog siamo messi proprio male.
    gabriella ha espresso una opinione, condivisibile o meno, ma del tutto rispettabile.
    certo che ci siamo allontanati un po’ dal tema centrale del post. la questione non è tanto si o no al crocifisso. è evidente che sul punto le posizioni di differenzino. la domanda è: posto che la tradizione culturale ed il sentire sociale fino ad oggi ha portato ad esporre il crocifisso anche nei luoghi di lavoro, cio può essere discriminatorio? ritengo di aver argomenteto come, secondo me, non lo sia affatto, anzi la questione non si ponga proprio. al contrario riscontro come una agguerrita minoranza culturalmente violenta non riesca a sopportare la presenza del Trascendente nella storia, nella vita di tutti i giorni (l’ultimo esempio è l’insegnante alla scuola Piaget di Roma che secondo alcune mamme “illuminate” non dovrebbe esercitare la sua professione solo perchè … udite udite … macchiata dall’insopportabile colpa di essere SUORA!!!!)

  52. laura r. scrive:

    hai ragione paolo, trovo scandaloso che una lavoratrice sia discriminata solo perchè suora. la religione non c’entra niente si tratta di dignità dei lavoratori

  53. Paolo Stern scrive:

    grazie laura, condivido pienamente.

  54. antonella scrive:

    andiamoci piano, siamo passati dai crocifissi alle suore … non vi pare ci si stia allargando un pochino??? non vorrei scatenare le ire di tal Carrantù ma credo che ci sia di fondo una vera questione di rispetto della laicità

  55. Fausto Carratu' scrive:

    ma è mai possibile che degli sprovveduti totali continuino a schierarsi (non solo in questa povera vetrina, ma alle tv o alle radio, sui giornali e telegiornali, di tutti i giorni, di tutti gli anni…) pro o contro ma sempre senza argomenti? certa antonella ripete per l’ennesima volta la parola “laico”, che lei suppone, poverina, magica, ma senza spiegarci mai che cosa significhi o che cosa lei intenda per laicità? lo stato è laico e “ho detto tutto” direbbe il grande Totò…Si è introdotto il tema delle suore che insegnano, a dimostrazione della totale confusione mentale che regna sul dibattito per i crocifissi….
    Il crocefisso appeso nei locali statali ha il difetto obiettivo e innegabile (nonostante le schiere di confusionari) di essere frutto di una imposizione di legge. Uno stato laico, cioè tollerante e neutrale (lo spiego io visto che non ne sono capaci le varie antonelle…), non può “imporre” per legge l’emblema, sia pure rispettabilissimo (è anche mio), di una specifica religione. O dovrebbe imporre i simboli di tutti i credi presenti sul territorio, ateismi inclusi, oppure nessuno. Diamo a Cesare, cioè allo stato quello che è dello stato…
    Fatto chiaro questo aspetto che solo dei minus habens possono continuare a non ammettere, soprattutto dopo che glielo si è spiegato (e ce ne sono, ce ne sono…), si pone poi il problema del tutto diverso, se un cittadino possa chiedere allo stato ed avere il diritto di esporre nei luoghi statali che abitualmente frequenta il simbolo del proprio credo. In uno stato laico, cioè, ripeto, tollerante e neutrale, sono personalmente convinto e credo costituzionalmente sostenuto, che tutti possano manifestare , anche in questo modo, la propria convinzione religiosa, in modo regolamentato ed eventualmente anche fininziato dallo stato. Il problema della suora che insegna è diverso. L’insegnante è una figura dello stato e non dovrebbe avere colori o orientamenti, proprio come lo stato. Nelle ore di insegnamento la suora potrebbe vestire abiti borghesi, proprio in rispetto dei diritti di …Cesare. Spero che non mi si opponga ancora quell’irritante uso di un qualche aggettivo con la sottintesa presunzione di aver detto tutto. Buon natale

  56. Livia Anna scrive:

    Senza entrare nel merito del dibattito a cui ha dato l’avvio l’interessante post di Paolo Stern, mi permetto di suggerire, ai fini di un più proficuo dibattito, un maggiore rispetto per le idee che ciascuno, argomentando a modo proprio, esprime. Se non si offende il buon gusto e non si lede l’onore di nessuno, tutte le opinioni sono legittime in quanto espressione del proprio pensiero e della propria visione del mondo. Non mi sembra apporti alla discussione alcun valore aggiunto essere offensivi dichiarando che «Certe teste sono inossidabili ed insopportabilmente presuntuose. Non argomentano, “dichiarano”!»; dire “ringraziamo di cuore Gabriella Greco per il luminoso esempio di bigottismo ateo”; oppure tacciare di confusione mentale e incapacità le persone, definirle “minus habens”, sostenere che “proprio non ce la fanno”, o sperare che “non mi si opponga ancora quell’irritante uso di un qualche aggettivo con la sottintesa presunzione di aver detto tutto”, e via così.
    A fronte di tutto ciò, a onore del vero, citare poi Voltaire mi sembra un po’ contraddittorio. Come? L’emblema della tolleranza tirato a mano da chi fa a pezzi con interventi offensivi chiunque esprima un’idea diversa dalla propria?
    Non si riesce a esprimere un’opinione pur difendendola con veemenza, senza attaccare chi la pensa diversamente?
    Questo mi sembra un grave limite, nello specifico alla discussione in questo blog, e, più in generale, al confronto con gli altri.
    Grazie!

  57. Paolo Stern scrive:

    livia grazie. il tuo intervento pacificatore identifica lo spirito che deve animare il confronto su temi che possono “scaldare” le coscienze ma non devono “scaldare” il vocabolario

  58. Paolo Stern scrive:

    fausto, scusa, ma in qualità di coordinatore del blog ti invito a utilizzare un linguaggio diverso. non posso permettere che un sito di confronto come questo blog si tramuti in una arena di insulti. proprio non si può. se il tuo modo di esprimerti è solo questo ti invito (ricambiando comunque gli auguri di natale) a non partecipare più alla discussione. grazie.

  59. arrigo scrive:

    la libertà è un bene prezioso, è il primo dei diritti. ritengo che finchè un atto non sia lesivo di diritti altrui non possa essere negato. così è per il crocifisso nei luoghi di lavoro. è un diritto apporlo, per chi vuole, un una violenza eliminarlo perchè nessuno può sentirsi offeso o vedere la sua libertà limitata in qualche modo. cosa diversa sarebbe se in una scheda di assunzione venissero richieste info sul credo religioso. questo si che sarebbe discriminatorio e negherebbe diritti di libertà, e quindi andrebbe sanzionato (come mi sembra che sia). non confondiamo dunque libertà e discriminazione, sono concetti contrastanti.

  60. arrigo scrive:

    il vivace sig. fausto dice che la suora dovrebbe “vestire abiti civili” durante le ore di insegnamento? e perchè? primo non credo che sia tecnicamente possibile veder una suora in minigonna secondo sarebbe un esempio di negazione di libertà. no amico mio, cesare non c’entra, è una questione di difesa di diritti e di tradizioni di un Paese.

  61. Paolo Stern scrive:

    Si è concluso l’iter disciplinare di un lavoratore che trovava discriminatorio il crocifisso nel suo luogo di lavoro e non ha trovato soluzione miglire se non quella di … non lavorare: “Rimozione dall’ordine giudiziario. È la durissima sanzione inflitta dalla sezione disciplinare del Csm al giudice di Camerino Luigi Tosti, divenuto famoso per il rifiuto di tenere udienze in aule dove è esposto il crocifisso. A Palazzo dei Marescialli Tosti non ha fatto ricorso a un avvocato, come pure avrebbe potuto, e nemmeno all’assistenza di un collega magistrato, difendendosi da solo. Mentre si teneva il procedimento a suo carico, davanti alla sede del Csm alcuni radicali hanno manifestato in suo sostegno.” (corriere della sera del 22/01/2010)

  62. giovanni m. scrive:

    La situazione del magistrato è emblematica. la discriminazione casomai è al contrario, l’arroganza di uno contro l’organizzazione ed il sentire di tutti. forse era solo un modo per farsi pubblicità, magari tra un po’ si presenterà a qualche elezione … un magistrato “contro” il lista fa sempre comodo

  63. Paolo Stern scrive:

    non si può dire che giovanni non sia diretto nei giudizi … magari ha anche ragione

  64. carla scrive:

    giovanni sarà pure diretto nei giudizi, ma il fatto che abbia ragione è tutto da verificare e, mi scusi dott. Stern, ma il divieto di discriminazione tende a tutelare le minoranze e non le maggioranze quindi il suo ragionamento secondo me è un po’ controverso

  65. giovanni m. scrive:

    carla, credo che le minoranze, come le chiama lei, in democrazia vadano tutelate fino a quando non si mettando in contrasto assoluto con le maggioranze che comunque hanno l’obbligo di decidere. Altrimenti torniamo ad una bella aristocrazia di “illuminati ben pensanti” che decidono a prescindere dal popolo bue; mi sa tanto che gran parte di questi intellettuali dell’ultimora, sotto sotto, aspiri proprio a questo.

  66. Paolo Stern scrive:

    continuo a rilevare che giovanni è decisamente diretto e “poco diplomatico” nelle sue affermazioni, ma continuo a rilevare che, tutto sommato, qualche elemento di verità in ciò che afferma sia innegabile.

Scrivi il tuo commento!

Postilla è promossa da: IpsoaIl FiscoCedamUtetIndicitalia