8 Febbraio 2010

Tirocini formativi: in pista i consulenti del lavoro

Chiamatelo stage, tirocinio formativo, avvicinamento al lavoro o come volete, si tratta sempre di un periodo di conoscenza diretta del mondo del lavoro effettuato attraverso l’inserimento in azienda. Fermi, già lo so quel’è la prima obiezione. Molti diranno che in realtà è solo un periodo di lavoro pagato poco (o niente). Risposta. E che cambia?

Il tirocinio resta sempre una fase di pre-lavoro in cui le parti sono disposte di fatto a conoscersi sul campo e che, nella maggior parte dei casi, è propedeutica alla stipulazione di un vero contratto di lavoro, anche con contenuti formativi (apprendistato).

In nessun caso il tirocinio può essere assimilato ad un rapporto di lavoro e, dunque, non è prevista alcuna retribuzione per il tirocinante. È consentito, tuttavia, all’azienda ospitante corrispondere al tirocinante un rimborso per spese sostenute, quali trasporto, pasti, ecc. In tale caso le somme corrisposte al tirocinante sono soggette alle ritenute fiscali previste dalla legge.

La disciplina normativa è ormai datata (1997) ma l’occasione di riparlarne è fornita dal rilancio dell’istituto fatto dai Consulenti del Lavoro, attraverso la Fondazione per il Lavoro. L’operazione consente di snellire i passaggi burocratici saltando completamente i centri per l’impiego, che, come è noto, non brillano proprio di celere operatività.

Riepiloghiamo le principali regole:

 

Chi può essere avviato ad un tirocinio

- studenti che frequentano la scuola superiore;

- allievi degli istituti professionali o dei corsi di formazione professionale;

- soggetti in cerca di prima occupazione o disoccupati compresi quelli iscritti nelle liste

di mobilità;

- cittadini stranieri;

- soggetti portatori di handicap o con svantaggio sociale;

- studenti universitari e neolaureati.

Durata massima del Tirocinio

- non superiore a 4 mesi per studenti della scuola secondaria;

- non superiore a 6 mesi in caso di allievi di istituti professionali o di corsi di

formazione professionale;

- non superiore a 6 mesi in caso di lavoratori disoccupati compresi quelli iscritti nelle

liste di mobilità;

- non superiore a 12 mesi per studenti universitari o allievi di corsi di perfezionamento o

specializzazione post-laurea, anche nei diciotto mesi successivi al termine degli studi;

- non superiore ai 12 mesi per persone svantaggiate;

- non superiori a 24 mesi per soggetti portatori di handicap.

Limiti numerici ai tirocini

- aziende, Enti o studi professionali con non più di 5 dipendenti a tempo indeterminato:

1 tirocinante;

- aziende, Enti o studi professionali con un numero di dipendenti a tempo indeterminato

compreso tra 6 e 19: non più di 2 tirocinanti contemporaneamente;

- aziende, Enti o studi professionali con più di 20 dipendenti a tempo indeterminato:

tirocinanti in misura non superiore a 10%.

Come avviare un tirocinio

Dal 1° gennaio 2010 tutti i Consulenti del Lavoro, purchè delegati della Fondazione Lavoro, potranno attivare per i propri studi professionali o per le aziende clienti, i tirocini

comodamente seduti alla propria scrivania e con pochi semplici passaggi per via telematica. Le procedure sono molto semplici ed efficaci (personalmente testate).

 

E’ un metodo di avvicinamento al lavoro estremamente efficace e pertanto consiglio il suo utilizzo. In molti casi (non credo di essere l’unico a sentirmi dire da alcuni clienti: “Dotto’ nun era in nero era in prova, se va bene je famo er contratto” magari detto con accenti diversi a seconda che ci si trovi nel Lombardo Veneto o nel regno delle Due Sicilie) potrebbe legalizzare legittime istanze di verifiche attitudo-comportamentali da parte di imprenditori che vedono nella brevità del periodo di prova contrattuale la mortificazione del concetto stesso di valutazione della risorsa. Per i ragazzi un strumento in più da utilizzare con attenzione e disponibilità.

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62 Commenti a “Tirocini formativi: in pista i consulenti del lavoro”

  1. eugenio scrive:

    molto interessante la novità. ho però sempre paura che formule di inserimento facili sulla carta risultino rischiose e fonti di vertenze. come fare per scongiurare tali possibilità?

  2. carla scrive:

    non mi convince. insomma perchè per cominciare a lavorare devo fare tutte queste trafile, sono laureata e mi vedo offrire tirocini o cocopro, che senso ha tutto questo?

  3. stefania scrive:

    Perchè non promuovere anche nella Regione Lazio la possibilità di attivare tirocini formativi presso Ditte individuali/Liberi professionisti ancorchè privi di dipendenti a tempo indeterminato così come consentito in Emilia Romagna previo impegno scritto del titolare ad assicurare la propria presenza ed impegno formativo nell’orario di frequenza dello stagista?
    Per quale ratio a dimensioni di struttura minori si debbono accompagnare minori opportunità di inserimento ?

  4. gianni scrive:

    Gentilissimo, Le porrei un quesito:
    “Un’azienda con oltre 50 dipendenti, ha avviato Tirocini formativi per un massimo del 10%, può ospitare STAGISTI esterni, inviati da enti o altro, derogando il limite previsto del 10%?”.
    Se sarà possibile rispondere La ringrazio di cuore.

  5. Andrea Asnaghi scrive:

    Caro Paolo,
    debbo fare una premessa: credo che questa possibilità (che tu hai analizzato davvero esaurientemente) sia molto positiva ed una conquista per la nostra categoria.
    Da consulente delegato della Fondazione per ora non l’ho ancora usufruita ma mi darà la possibilità di attivare diversi rapporti.
    Inoltre, ritengo positivo - in genere e non solo in questo momento di crisi - ogni tentativo di dare mobilità e vivacità al mondo del lavoro e all’incontro domanda-offerta professionale: l’immobilismo è sempre una sconfitta ed una perdità di chances.
    Insomma, osservo in maniera non scontata e non retorica che tutto ciò è davvero molto positivo.

    Però una parte di me non riesce a non comprendere le ragioni di carla (il post n . 2): ho 30 anni (circa) e varie competenze, però non trovo mai un autobus, solo brevi passaggi da autostop (scusate l’esempio).
    Per continuare a accedere ad apprendistato e/o al contratto di inserimento devo comunqe rispettare dei limiti percentuali di qualificazione/conferma, che mi sembra non ci siano nel tirocinio.

    Così il tirocinio diventa in alcuni casi anche noti ed evidenti la modalità pretestuosa di utilizzo di manodopera a basso costo, con tante promesse e poi un po’ di mosche in mano.

    Insomma, quanti utilizzano intelligentemente e quanti invece sfruttano (brutto termine, ma per intenderci …) il tirocinio ?
    E visto ciò che ha dato lo spunto a queste riflessioni, la (indiscutibile) caratura professionale dei cdl e la loro “vocazione” deontologica sarà sufficiente a costituire un discrimine positivo ed un argine all’abuso ? (la risposta la tengo per me… ma forse si capisce dalla domanda)

  6. Marco Bianchi scrive:

    Personalmente ho iniziato ad offrire tirocini, anche se allora li chiamavamo ancora stage, nel 1992 e continuo tuttora, con soddisfazione mia ed anche dei miei tirocinanti, molti dei quali (ma è anche e soprattutto merito loro) hanno poi trovato posti di lavoro di assoluta soddisfazione.

    Alcuni commenti / chiarimenti:

    Norme di riferimento: L. 24 giugno 1997 n. 196, D.M. 25 marzo 1998 n. 142.

    Consigli per un/a candidato/a tirocinante:
    - durata minimo sei mesi - ideale un anno se no impari poco o niente;
    - come distinguere un tirocinio buono da uno cattivo?: anche dal rimborso spese - Nelle aziende che lo offrono il rimborso spese il rimborso oscilla tra i 400 ed i 1000 Euro (vedi il sito http://www.repubblicadeglistagisti)
    - assicurati di avere un tutor che abbia veramente tempo e voglia di seguirti.

    Per chi vuole reclutare un/a tirocinante:
    La legge 196/197 chiarisce che i tirocini non implicno un rapporto di lavoro (il tirocinante non matura ferie, permessi ecc) ed il tirocinio può essere risolto in qualsiasi momento (anche dal tirocinante se capisc che non imapara niente e viene usato come bassa manovalanza). Nel 2007 in Italia sono stati attivati più d 50.000 tirocini.

    Da ultimo capisco ma non comprendo lo sfogo di Carla: all’atto dell’iscrizione in Università non ci garantiscono certo che con una Laurea il posto di lavoro è assicurato….

  7. stefania scrive:

    Aziende senza dipendenti é possibile lo stage?
    Il sito de La repubblica degli stagisti ha pubblicato il 16 dicembre 2009 un significativo approfondimento.
    Situazione inverosimile: non c’è una prassi regionale uniforme e questo è lo “stato dell’arte”: ammessa l’attivazione di stage per aziende senza dipendenti in Piemonte, Sicilia, Emilia Romagna, Veneto; esclusa invece nel Lazio, in Lombardia e in Liguria.
    Senza commenti ….

  8. caterina scrive:

    Spettabile Dottor Stern,
    la possibilità di svolgere tirocini formativi per i giovani come me è molto proficua.Io personalmente ne ho approfittato facendomi sei mesi presso lo studio di un consulente del lavoro e quando sarò laureata non vedo l’ora di cominciare la pratica professionale. Non pensa però che i tirocinanti vadino leggermente più tutelati? Non penso all’equiparazione del tirocinio ad un contratto di lavoro di tipo surbonadinato (sarebbe un paradosso) ma all’almeno all’introduzione di norme che impongano al soggetto ospitante il riconoscimento al tirocinante di un rimborso in base magari al beneficio apportato dal medesimo all’attività dell’azienda. o magari poter aver riconosciuto il periodo di tirocinio ai fini di un eventuale contratto successivo di apprendistato. Mi piacerebbe sapere cosa pensa in merito. Grazie.

  9. Paolo Stern scrive:

    i numerosi interventi ritengo siano tutti molto stimolanti ed interessante e pertanto proverò a fornire qualche risposta e qualche opinione.
    partiamo dal commento di andrea (5). non c’è alcun dubbio che ogni strumento possa avere un utilizzo patologico ma in questo caso il rischio è ridotto per due motivi principalmente: la breve durata del periodo di tirocinio e la possibilità che resta sempre al “finto tirocinante” di eccepire la simulazione del contratto. quindi pesando + e - ritengo che qualunque strumento mette in contatto domanda e offerta (questo si vero dramma del mercato del lavoro) sia benemerito.

  10. Paolo Stern scrive:

    caterina ti auguro una laurea al più presto così tu possa entrare nella “grande famiglia dei cdl”.
    non son d’accordo con te però sull’inserimento di vincoli al tirocinio. ne snatureremo il contenuto. insomma un tirocinio è un po’ fare conoscenza, capisco benissimo quello che dice carla (commento 2), ma ribalto la questione: durante lo studio universitario è stata pagata? no, anzi ha pagato rette e tasse. orbene, capisco che sto forzando la situazione, ma se un’azienda ti dice “vieni qui apprendi un po’ di pratica, vediamo quello che vali e le tue potenzialità” direi che abbiamo aperto una bella opportunità. quando esisteva il libretto di lavoro il dramma era il primo timbro. nessuno ti assumeva perchè non avevi mai lavorato. ecco. almeno un tirocinio consentirà di poter cominciare a scrivere un curriculum vitae!

  11. Paolo Stern scrive:

    gianni, no. la risposta al quesito è no. i limiti sono riferiti all’azienda ospitante e non alla proponente (DM 142/98)

  12. Paolo Stern scrive:

    stefania, svolgeno la mia attività professionale a roma e partecipando la consiglio provinciale dell’ordine dei consulenti del lavoro di roma, ho registrato la criticità e verifichiamo le possibilità … sai c’è la campagna elettorale in corso quindi quale momento migliore ?

  13. Paolo Stern scrive:

    grazie a marco bianchi per la sua testimonianza e per la segnalazione dell’utile sito

  14. CMax scrive:

    Il centro Impiego della nostra zona (Menaggio (Co)) promuove da tempo i tirocini. Io credo sia uno strumento di buona qualità per favorire l’incontro tra domanda e offerta nel mondo del lavoro normalmente regolato da procedure e vincoli troppo onerosi per tutti. Il fatto che la categoria dei CDL sia intermediario qualificato per questa operazione è dal mio punto di vista una cosa molto positiva. Per l’aspetto pratico mi resta una domanda per il dr. Stern : “se il compenso è rimborso spese quali ritenute fiscali sconta ??”

    Grazie anticipatamente per la risposta e per l’interessante argomento aperto

  15. stefania scrive:

    Grazie, Paolo se potrai interessarti della questione degli stage presso aziende senza dipendenti a tempo indeterminato
    Al Centro impiego di Roma mi hanno detto che “forse” se un certo numero di Consulenti del lavoro promuovessero un’istanza per “aprire” la situazione …
    Questo mi fa dire che sei la persona giusta al posto giusto !

  16. Paolo Stern scrive:

    caro Cmax per il tramite dei centri per l’impiego è possibile da tempo attivare tirocini formativi.in questo caso il problema spesso è legato ad adempimenti burocratici e lungaggini procedurali. altro elemento di differenza è che nel caso il soggetto promotore sia l’azienda (tirocini presso CPI)la stessa deve farsi carico di una polizza RC per coprire dal punto di vista assicurativo il tirocinante, nel caso dei tirocini CDL tale polizza è già prevista nella convenzione con la Fondazione stessa.
    quanto ai riflessi fiscali intreviene l’art. 50 TU imposte dirette che equipara le indennità, a qualunque titolo erogate, nell’ambito di un percorso formativo a reddito di lavoro dipendente.

  17. Paolo Stern scrive:

    stefania grazie. vediamo quello che si può fare.

  18. marco scrive:

    funzionano. Ho cominciato con un tirocinio di 4 mesi in un ufficio amministrativo, ho lavorato tanto guadagnando poco (€ 500 mese) ma poi mi hanno fatto un contratto a t. Indeterminato. Voglio dire ai ragazzi che leggono questo post di sfruttare questa opportunità. In bocca al lupo a chi cerca lavoro.

  19. Paolo Stern scrive:

    ottima testimonianza marco.

  20. Emanuela scrive:

    Buongiorno, avrei un quesito in merito al trattamento fiscale dei rimborsi spese riconosciuti forfettariamente allo stagista. Suppondendo di erogare la somma di € 500,00 mese come rimborso spese, ai fini fiscali tale somma rientra tra i redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente, scontando eventualmente le detrazioni previste, oppure è assoggettata a rinetuta d’acconto nella misura del 20%, e quindi lavoro automono?.. Le chiedo questo perchè leggendo in giro, ho trovato informazioni contrastanti… e confuse. la ringrazio in anticipo.

  21. Paolo Stern scrive:

    cara Emanuela come avevo precisato rispondendo a stefania (comm. 16) la tassazione è quella del lavoro dipendente (scaglioni,detrazioni ecc…)

  22. Arianna scrive:

    Egregio Dott. Stern, volevo sapere se a seguito di un periodo di apprendistato terminato prima del periodo di prova presso un’azienda, potevo fare, presso la stessa, ora un tirocinio formativo in reparto diverso con mansioni diverse. Altrimenti mi lasciano a casa! Grazie

  23. CARLO scrive:

    mi associo a chi valuta positivamente lo strumento del tirocinio formativo ( sempre che sia utilizzato correttamente): mi pare essere un giusto momento di incontro fra i due soggetti interessati ( lavoratore e soggetto ospitante).
    Durante il tirocinio, il soggetto ospitante può fare una valutazione delle capacità del tirocinante e questi potrà valutare se l’attività lavorativa che viene a svolgere è confacente alla sue aspettative.E’in fondo un periodo di prova lunga, che può determinare l’instaurazione di un rapporto di lavoro subordinato a tutti gli effetti.

  24. Paolo Stern scrive:

    carlo quando si dice la chierezza delle idee … hai di fatto centrato la situazione

  25. Paolo Stern scrive:

    ecco il post di arianna (spero di aver compreso bene il significato) palesa forse un utilizzo “fraudolento” del tirocinio. se non capisco male l’azienda chiude un periodo di apprendistato licenzia arianna e la inserisce nuovamente in azienda con un tirocinio, o ci sono ragioni ed esigenze particolari che mi sfuggono o c’è “puzza di zolfo”!
    arianna per te i problemi non si pongono mai, se ritieni che l’operazione possa essere per te utile (o meglio se ritieni di poterla accettare) puoi farlo tranquillamente, sarà la tua azienda che dovrà dimostrare la legittimità dell’operazione in caso di contenzioso o di verifica ispettiva.

  26. GCarlo scrive:

    Vorrei sapere se a Suo parere può essere avviato ad un tirocinio un giovane con titolo di studio (diploma o laurea) adeguato al lavoro da svolgersi, con diverse esperienze lavorative (2- 3 anni di assunzioni varie) attinenti solo in parte alle mansioni e al contenuto del tirocinio.
    Grazie.

  27. Paolo Stern scrive:

    carlo, non vedo alcun tipo di criticità, l’importante è che il giovane sia inseribile nelle categorie che ho evidenziato nel mio post nei confronti delle quali è possibile avviare un tirocinio.
    Il tirocinio non va confuso con l’apprendistato (in quel caso è vero che è opportuno tener conto dei precedenti rapporti di lavoro).

  28. elena scrive:

    Vorrei urgentemente sapere a quanto può ammontare l’importo netto mensile di un tirocinio formativo di 6 mesi (inla 2). Il lordo è di 450,00 mensili.

  29. Paolo Stern scrive:

    direi che non dovresti avere problemi di “netto”. si applicano le stesse norme fiscali del lavoro dipendenti (quanto a scaglioni e detrazioni d’imposta), considera poi che non essendo reddito imponibile ai fini previdenziali non hai nemmeno la ritenuta INPS

  30. MARTA scrive:

    Buongiorno,
    lavoro per un consulente del lavoro a Verona e l’ente promotore che ha proposto ad un mio cliente un tirocinio per un ucraino, mi ha detto di rilasciare mensilmente “borse di studio” da 1.300,00€ con regolare ricevuta.
    Ovviamente i 1.300,00€ sono da intendersi lordi.
    Mi ha detto pero’ (e questo mi sembra strano) che a fine anno dovro’ emettere CUD!
    Io ribadendogli il fatto che non essendo soggetto a libro unico, l’emissione del cud mi è impossibile, lui a quel punto non mi ha più saputo rispondere.
    A questo punto le chiedo: devo fare o no il Cud? o in alternativa posso fare una certificazione dei compensi erogati? ed è obbligatoria soprattutto?
    La ringrazio in anticipo e anche del servizio che offre, è difficile a volte trovare risposte su temi così particolari, specialmente dalle istituzioni.
    Grazie ancora

  31. Paolo Stern scrive:

    cara marta
    ti hanno detto bene. la circostanza che non ci sia LUL è del tutto indifferente circa la natura fiscale dei compensi percepiti dal tirocinante che, essendo equiparati a reddito da lavoro dipendente, hanno necessità di emissione di medesima certificazione finale

  32. Rosa scrive:

    Sono laureata in Scienze Politiche (v.o.) e da tempo sto riflettendo sull’ipotesi di svolgere il tirocinio per Consulente del Lavoro. A tal proposito Le chiedo se sa dirmi in linea di massima la percentuale di placement di questa figura professionale e se l’eventuale sbocco lavorativo riguarda esclusivamente la collaborazione con le aziende o anche altro. Il rimborso spese, a volte previsto, a quanto dovrebbe corrispondere in media? La ringrazio anticipatamente per la risposta e spero possa aiutarmi a fare un pò di chiarezza tra le mie idee. In molti mi hanno consigliato di investire le mie energie in un master piuttosto che in un’esperienza lunga come il tirocinio per CdL dicendomi che questa figura professionale non mi offre garanzie di trovare lavoro, specialmente nel Sud Italia. Ma in realtà la figura di CdL mi affascina… Distinti saluti.

  33. Paolo Stern scrive:

    rosa mi sollecita consigli sull’accesso alla professione. per me quasi un invito a nozze! per prima cosa quello che tu chiami tirocinio in realtà è il periodo di praticantato previsto obbligatoriamente dalla legge per l’accesso alla professione. nulla a che vedere quindi con i tirocini di cui parliamo nel post (ciò per evitare confusioni in chi ci legge).
    alcuni dati per consentirti valutazioni: i consulenti del lavoro sono in italia circa 24.000, hanno avuto crescite importanti, percentualmente parlando, rispetto ad altre profesioni, gestiscono circa 8.000.000 di rapporti di lavoro.
    è una professione che è cambiata tanto in questi anni, i nuovi consulenti si occupano di amministrazione del personale (gestione pay roll), di consulenza di diritto del lavoro, di sicurezza del lavoro, di gestione delle risorse umane. insomma il cdl oggi è un professionista a tutto tondo del rapporo impresa / lavoratore. i clienti sono esclusivamente imprese, molti cdl sono integrati anche con rapporti di lavoro dipendenti nell’ambito di uffici del personale.
    una professione, difficile come tutte le professioni, ma che, specialmente in questo momento, mi sentirei di consigliare.
    detto ciò nota dolente: non sono previsti indennizzi standard per i praticanti, il loro ammontare dipende dalle prassi degli studi. generalmente si trovano sempre accordi soddisfacenti! in bocca a lupo rosa!

    ps
    ultima annotazione quella del cdl è ormai sempre più una professione in rosa, le donne da tempo hanno superato gli uomini.

  34. Luana scrive:

    vorrei sapere se a Suo parere è possibile effettuare un tirocinio formativo in una regione diversa dalla propria;io ho da poco finito il periodo di praticantato presso uno studio di CDL nella mia città,però adesso mi piacerebbe fare un tirocinio formativo,sempre presso un CDL per approfondire meglio le mie conoscenze e cmq fare un’esperienza formativa che vada a completare quella che ho già compiuto, però in una città diversa, è possibile farlo?

  35. Paolo Stern scrive:

    cara luana nessun problema in merito. puoi svolgere tirocini ovunque tu creda.

    in bocca al lupo per la tua nuova attività professionale.

  36. Marco scrive:

    Buongiorno, mi unisco alla discussione sperando di risolvere un dubbio.
    Ho sempre saputo che i tirocinanti non sono tra i soggetti da includere nel LUL nè vi è l’obbligo di inviare Unilav se si tratta di tirocini non finalizzati all’assunzione eppure qualche consulente del lavoro asserisce il contrario.
    Potrei sapere cortesemente se dei tirocinanti che hanno frequentato un corso di formazione presso un ente privato convenzionato con la provincia, e che al termine del corso avranno un periodo di work esperience con erogazione di importi a titolo di borsa lavoro debbono essere comunicati attraverso l’Unilav e se vanno indicati nel LUL o se invece basta un cedolino non vidimato solo per calcoli Inail e Irpef? Il Cud presumo sia obbligatorio. Grazie in anticipo per le risposte.

  37. Paolo Stern scrive:

    caro marco
    nel caso prospettato direi che:
    Unilav: vanno comunicati tutti i dati relativi ai tirocini ex L 196/97 se finalizzati all’inserimento professionale;
    LUL: non c’è obbligo di trascrivere i dati del tirocinante sul LUL, resta inteso che permangono gli obblighi fiscali tipici del sostituto d’imposta in capo al soggetto promotore, ivi compresa la certificazione CUD

    spero di esserti stato utile
    buon lavoro

  38. rosa scrive:

    salve, vorrei sapere in merito al progetto inla2 (linea 2) che tipo di contratto di lavoro successivo ai 6 mesi di tirocinio l’azienda/ente è tenuta ad offrire e se è previsto un rimborso spese.
    grazie buon lavoro

  39. francesca scrive:

    Ho un dubbio..

    ho un diploma di 5 anni come Ottico, durante un colloquio di lavoro come Ottico mi hanno detto che dovevo far 6 mesi di tirocinio, 3 mesi di stage e altri 3 anni di apprendistato.
    Io ho 24 anni e ho già lavorato in altre aziende come impiegata.
    è vero quello che mi hanno detto che devo fare?

  40. Paolo Stern scrive:

    rosa scusa ma non conosco il progetto di cui parli.
    in linea generale non vi sono obblighi assuntivi dopo il tirocinio e comunque è possibile che sia proposto qualunque tipo di contratto, anche con contenuto formativo.
    quanto ai rimborsi spesa, salvo specifiche indicazioni riferibili al progetto in questione, non vi sono obblighi particolare, il tirocinio è tipicamente gratuito.

  41. Paolo Stern scrive:

    francesca … che dire. capisco bene la tua situazione e provo a mettere in fila qualche elemento che può esserti utile.
    6 mesi di tirocinio + 3 mese di stage??? non capisco. i termini, nel nostro caso, sono sinonimi. pertanto, essendo tu diplomata, la durata massima del tuo tirocinio è pari a 6 mesi.
    l’apprendistato successivo? è possibilie che un’azienda richieda questa formula di assunzione poichè ad oggi è quella che consente le maggiori riduzioni contributive (quindi costa un po’ meno all’azienda). per essere legittimo il contratto di apprendistato deve avere un chiaro contenuto formativo in linea con il CCNL e la normativa regionale. quindi: oneri (scadenza del contratto, retibuzione + bassa) e onori (attività formativa, inserimento in azienda con un contratto di lavoro dipendente).
    la scelta comunque è sempre tua. il mio consiglio?
    crescere con la propria professionalità fino al punto di poter cominciare a dettare le “condizioni” di assunzione e non solo ad accettarle … per arrivare a ciò ogni strumento va bene, anche l’apprendistato.

  42. Adriana scrive:

    Non riesco fare tirocinio perche ho superato il redito di 8000 euro. Quale e la lege che prevede i requisiti dei tirocinanti?

  43. CARLO scrive:

    In risposta al quesito 42 di Adriana

    I tirocini sono attualmente disciplinati dal D.M. 25 marzo 1998, n. 142 .
    Tale regolamento ministeriale ha dato attuazione ai principi ed ai criteri di cui all’art. 18 della L. 24 giugno 1997, n. 196.
    Non ritengo che esistano limiti di reddito per instaurare il tirocinio.

  44. Paolo Stern scrive:

    avere colleghi attiviti e preparati come carlo è una garanzia di non ritardare nelle risposte. carlo grazie quindi per il puntuale riferimento.
    ad integrazione, per adriana, i requisiti generali per poter attivare un tirocinio sono indicati nel post. oltre a quello null’altro.
    ritengo che il tuo problema potrebbe essere relativo allo svolgimento di una attività lavorativa che facendoti superare una determinata soglia di reddito ti fa perdere lo status di disoccupata.

  45. DANIELA scrive:

    Avrei bisogno di informazioni sui tirocini pagati dalla Regione. Dato che il rimborso spese viene dato dalla regione è comunque necessario emettere un CUD ? E lo deve fare il datore di lavoro o sarà la Regione a dare qualche certificazione ? Se invece parte del tirocinio fosse pagato dal datore di lavoro allora dovrebbe fare un cud per la parte in questione ? E’ necessario attivare il tirocinio con la comunicazione unica in tutti i casi o ci sono casi particolari ? Dato che va aperta una posizione inail il datore di lavoro dovra’ pagare il minimale rapportato la periodo oppure usare la retribuzione pagata dalla regione o dal datore di lavoro ? E infine i dati devono transitare anche sul 770 ? Grazie per le informazioni preziose e complimenti per le risposte precise che vengono date.

  46. Paolo Stern scrive:

    grazie daniela.
    in merito ai tuoi quesiti ti specifico che:
    1) il CUD deve essere emesso, nella sua qualità di sostituto d’imposta, dal soggetto che eroga l’indennità al tirocinante;
    2)il tirocinio è oggetto di comunicazione preventiva obbligatoria, purtuttavia con nota del 14/2/2007 il ministero del lavoro ha evidenziato taluni casi in cui tale obbligo verrebbe meno. allo stesso modo va comunicata l’eventuale trasformazione in rapporto di lavoro;
    3) il pagamento dell’INAIL, dopo aver aperto specifica voce di rischio per il tirocinio, va effettuato sulla base delle retribuzioni convenzionali pari al minimale di rendita rapportata ai mesi di svolgimento del tirocinio;
    4)ovviamente lo stesso soggetto di cui alla mia risposta (1) dovrà procedere a registrare nel modello 770 il tirocinante.
    nella speranza di esserti stato di ausilio.
    buon lavoro.

  47. Rebecca scrive:

    Buongiorno,
    vorrei sottoporle la mia attuale situazione, sperando che il mio intervento possa essere utile anche per altri che lo leggeranno.

    Dal 2006 sono laureata e lavoro dal 2002; sono passata da collaborazioni occasionali a cocopro, da momenti di disoccupazione a tirocini formativi per l’orientamento nel mondo del lavoro nonostante qualche anno di esperienza l’avessi già… ma siccome visto il periodaccio di più non ho trovato e non sto trovando… accetto il compromesso.

    Attualmente sono “impiegata” presso un’azienda, con convenzione con CPI di competenza secondo la L. 24 giugno 1997 del tirocinio formativo, convenzione sulla quale c’è scritto: “si prevede un rimborso spese di 600 euro mensili + mensa”.
    Ricevo dunque “busta paga/stipendio” di 600 euro, SENZA contributi IRPEF/INPS: questo è regolare?
    Mi sono assentata per motivi di salute (tutto documentato dal mio medico) un paio di settimane e quel mese ho ricevuto meno di 600 euro: è giusto?
    Durante il mese di agosto l’azienda è rimasta chiusa per 3 settimane: devo aspettarmi meno di 600 euro sul mio conto?
    Ora, ho letto la L. 24 giugno 1997, art. 18 in particolare, ma non è chiara, secondo me, la modalità di “retribuzione” in caso di malattia, ferie, etc. Allora, cosa si intende per rimborso spese? In passato, durante i cocopro, ho sempre ricevuto l’intera somma pattuita… per rimborso spese ho sempre pensato al rimborso della benzina (oltretutto l’azienda dista più di 20 km) più la mensa, più QUELLO CHE NORMALMENTE VIENE RETRIBUITO O MATURATO: MALATTIA, FERIE, ETC… a questo punto posso solo fare una richiesta formale al mio tutor in azienda citando solo quanto pattuito, firmato e controfirmato sulla convenzione di cui sopra, in copia conoscenza al tutor del CPI.
    Come mi consiglia di muovermi? Insomma, non mi sembra di chiedere la luna, devo pensare a una presa in giro?
    Grazie

  48. ricky scrive:

    guarda rebecca, provo a risponderti io e qualcuno mi corregga se sbaglio:
    lo stagista o tirocinante che dir si voglia non ha nè ferie, nè malattia, nè permessi. ma quel che è peggio, a mio parere, è che non è un rapporto di lavoro valido ai fini contributivi! in parole povere: non ti fa andare in pensione 6/9/… mesi prima.
    sei solo assicurata INAIL ovvero se ti infortuni sul posto di lavoro o in itinere sei coperta.
    inoltre in tutto e per tutto sei assoggettata ad IPERF quindi detrazioni, scaglioni ecc. se fai più lavori durante l’anno nella dichiarazione dei redditi devi dichiarare anche lo stage che hai fatto, ergo devi farti dare anche il modello CUD dal datore di lavoro presso cui hai fatto lo stage.

    lo stage è un’ottima opportunità per inserirsi nel mondo del lavoro quando si è alle prime esperienze, se poi se fortunata anche a stare in un posto dove ti seguono bene e IMPARI tante cose allora ancora meglio, per il resto fa solo curriculum.
    io ho fatto 2 stage e li ho fatti solo perchè non trovavo nient’altro di meglio. il primo abbastanza interessante presso una banca ma niente di che… tutti noi stagisti sapevamo già al 100% che lo stage era fine a se stesso: non ci avrebbero assunto nessuno, nemmeno in futuro. dopo 1 mese me ne sono andato perchè ho trovato un tempo determinato. il secondo stage che ho fatto è stato una pura delusione: non facevo assolutamente nulla, una noia mortale, e avevo rifiutato un tempo determinato nel frattempo perchè mi aspettavo molto da questo stage non in termini retributivi, bensì in termini operativi e formativi e invece è stata solo una perdita di tempo. queste sono state le mie esperienze come stageur. (ricordo che si pronuncia alla francese e non all’inglese :-P )

    infine vorrei parlare dei CDL:
    io sto lavorando presso un studio di un CDL, ho un contratto di apprendistato e nel frattempo sono praticante. leggendo qui e in giro mi devo ritenere molto fortunato perchè il mio CDL mi ha detto chiaramente che avendone passate molte sa come funziona e sa che è un peccato farmi fare il praticantato solo con un rimborso spese; meglio un contratto dietro magari di apprendistato così prendi due piccioni con una fava: il mio CDL ha uno sgravio previdenziale e io imparo bene sul lavoro.
    io non capisco perchè viene poco utilizzato questo contratto (o almeno per quello che ho potuto vedere io).
    riporto una cosa interessante:
    “In particolare, la legge (artt. 15 e 21, L. n. 25/1955) prevede per gli apprendisti solo le seguenti forme assicurative:

    * infortuni sul lavoro e malattie professionali;
    * invalidità, vecchiaia, superstiti;
    * cassa unica assegni familiari;
    * maternità.

    Sono esclusi quindi i trattamenti di integrazione salariale, il fondo di garanzia per il t.f.r., le indennità di disoccupazione.” beh mica male.

    ed infine mi riallaccio al post del Dottor Stern:
    lo stage è un ottimo strumento per avere una specie di lunga prova con l’eventuale dipendente, e qui sono d’accordo, ma è anche un maledetto strumento che molti adoperano per sfruttare manodopera a basso costo! e ne ho visto di gente sfruttata così dove ho fatto gli stage io…reparti mandati avanti dagli stagisti che si susseguivano in contratti di 12 mesi in 12 mesi… che ribrezzo! molte volte gli stage esistono solo perchè ci sono delle convenzioni fra Regioni/Province ecc. e non per per il reale motivo di formare personale per un’eventuale assunzione. è questo che non mi piace dello stage.

  49. Rebecca scrive:

    Grazie Ricky, so bene cos’è un tirocinio, le cose buone e le cose cattive… sto facendo una bella esperienza (in questo ultimo caso), anche se il mio interesse verte su altri tipi di mansioni (faccio notare che “la mia materia” è la chimica, ormai lavoro dal 2002 e cerco di reinserimi nel mondo del lavoro dopo ripetuti periodi di disoccupazione alternati a cocopro, soprattutto negli ultimi 2 anni).

    La posizione assicurativa è a posto.

    Ma… se sono assoggettata a IRPEF come dici, allora perchè non compaiono le trattenute sulle “buste paghe”? C’è solo la voce “rimborso spese” (rimborso che l’azienda può “detrarre”?)

    E ancora non ho capito: una volta stabilito con il CPI l’importo del rimborso spese (scritto, sottoscritto nella convenzione) posso “pretendere” di ricevere ogni mese, a prescindere da assenze per malattia/chiusura azienda etc… sempre lo stesso importo?

    Queste sono le cose mi premono, 200 euro in meno o in più al mese a me fanno la differenza… è una bella esperienza ma non posso continuare a vivere di “esperienze”, vorrei recuperare ogni centesimo… sai, magari a quasi 30 anni ho voglia di farmi una vita…

    PS: Personalmente ho fatto tante belle esperienze (spesso ho imparato e collaborato attivamente con i miei colleghi) tra laboratori in settori diversi e studi di consulenza sul lavoro per la sicurezza, ma nessuna mi ha concretamente aiutata ad inserirmi nel mondo del lavoro perchè spesso e volentieri i cocopro non sono stati prolungati e mi sembra di esser caduta in una sorta di circolo vizioso nel quale vado a tappare buchi che poi vengono tappati da altri stagisti/cocopro e poi ancora da altri diversi, ho un CV lunghissimo: fatto un po’ di tutto ma nessuna esperienza consolidata in una specifica direzione… ritengo che la crisi stia diventando una scusa e che le aziende “abusino” di questi tipi di contratto, con le relative conseguenze che pagano inesorabilmente i più giovani.

  50. ricky scrive:

    “Ma… se sono assoggettata a IRPEF come dici, allora perchè non compaiono le trattenute sulle “buste paghe”? C’è solo la voce “rimborso spese” (rimborso che l’azienda può “detrarre”?)”

    semplice, perchè hai un rimborso spese basso, talmente basso che le detrazioni coprono interamente l’irpef. infatti sei sotto la “no tax area” che è di 8000 euro per i lavoratori dipendenti su 12 mesi di lavoro. anzi in gergo si dice che sei pure incapiente perchè le detrazioni superano le trattenute fiscali irpef.

    “E ancora non ho capito: una volta stabilito con il CPI l’importo del rimborso spese (scritto, sottoscritto nella convenzione) posso “pretendere” di ricevere ogni mese, a prescindere da assenze per malattia/chiusura azienda etc… sempre lo stesso importo?”

    no! ti ho già scritto sopra: gli stagisti non hanno ferie, malattia, permessi, tredicesima, quattordicesima. stai male? puoi presentare anche un certificato medico di dottor house che se stai a casa ti viene tolto dal rimborso spese in proporzione. vuoi andare 3 giorni in ferie? ti vengono scalati dal rimborso spese. la ditta chiude per ferie e ti lasciano a casa 2 settimane? avrai 2 settimane in meno sul cedolino. ricordo solo una cosa a proposito di ferie e permessi: è il datore di lavoro che dovrebbe dirti QUANDO andare in ferie, ma nella realtà di solito è il lavoratore che chiede e il datore di lavoro concede. ma questo non tutti lo sanno perchè immaginano che quando chiedono ferie il datore sia “obbligato” a concedergliele.

  51. Rebecca scrive:

    ok grazie: scritto terra terra così è più comprensibile per me che non me ne intendo. Ma scusa l’insistenza: dove c’è scritto tutto quello che mi dici? Una normativa intendo… qualcosa di simile… nulla mi vieta, credo, di chiedere, anche solo per capire.

    Personalmente ho sempre chiesto quando andare in ferie o meno, partendo dal presupposto di farle durante il periodo di chiusura dell’azienda, mi sembra illogico, in un tirocinio, che il DdL/Tutor sia “obbligato” a concederle. Ma è vero anche che non è un rapporto di lavoro subordinato, quindi di fatto si parla civilmente e ci si viene incontro, quando questo è possibile, non trovi?

  52. ricky scrive:

    http://www.unive.it/nqcontent.cfm?a_id=932

    http://www.ines-lavoro.net/stage.html

    insomma basta che scrivi normativa stage o vai sul sito larepubblicadeglistagisti.it e trovi molte info.

    tu con tuo datore di lavoro tra virgolette ti metti d’accordo per dei giorni di permesso che poi dovrai recuperare con ore in più oppure ti pagherà tanti giorni meno per quanti giorni sei mancata. se la ditta chiude e tu non lavori ti pagherà di meno. quelli che sono dipendenti invece in quei giorni di chiusura sono messi in ferie e quindi tribuiti normalmente. ovviamente gli si scalerà 1 o 2 settimane di ferie dal monte ferie per i giorni che sono stati a casa.

  53. Paolo Stern scrive:

    ricky e rebecca intervengo nel vs dialogo interessante e produttivo per specificare alcuni dettagli (seguo l’invito di rebecca e quindi scriverò nel modo meno tecnico possibile):

    1) retribuzione (in realtà meglio rimborso spese, facilitazione economica ecc..)- non ha niente a che vedere con quella di un lavoratore sia dipendente che parasubordinato (cocopro). non è il corrispettivo ricevuto x aver svolto una prestazione. Non esistono dunque regole generali per come legare il rimborso spese alla frequenza assidua, o meno, del tirocinante al suo stage. insomma rebecca non troverai scritto da nessuna parte che il rimborso spese deve essere riproporzionato alla presenza perchè è una regola (spesso utilizzata) ma che non esiste. vige solo l’accordo tra le parti. in caso di assenze brevi (es. malattie) sarebbe buona norma per il DL non riproporzionare nulla … il rimborso spese è forfettario! quindi anche senza certificato del dottor House (grande ricky!) puoi vedere il tuo rimborso inalterato o al contrario vederlao rapportato alla effettiva presenza, come dicevo, dipende esclusivamente dagli accordi presi.

  54. Paolo Stern scrive:

    2) assicurazioni: come ricordato dal futuro collega ricky nel tirocinio, non trattandosi di rapporto di lavoro, non esistono assicurazioni obbligatorie. l’unica copertura è quella contro infortuini INAIL.
    tale situazione determina l’impossibilità per gli enti (INPS) di erogare qualsiasi indennità in caso di eventi particolari (es. malattia, cig, maternità).
    3) imponibilità fiscale: il reddito percepito, anche se non connesso ad un rapporto di lavoro, è fiscalmente imponibile = ci si pagano le tasse! nella maggior parte dei casi l’importo dell’indennità è così ridotto che le detrazioni previste (sono quelle x lavoro dipendente) coprono evitano la ritenuta effettiva. al termine del tirocinio, o comunque nei tempi di legge, l’azienda consegna il modello CUD. ricordo che in caso di pluralità di redditi è obbligo procedere alla relativa dichiarazione annuale.

  55. Paolo Stern scrive:

    4) tirocinio - considerazioni generali: ho letto con vero interesse le considerazioni di ricky e rebecca. tutto quello che dicono è verissimo quanto a possibilità di uso fraudolento del tirocinio. è così. tutte le cose sono perfettibili ma ritengo che tra i + ed i - dell’esperienza stage le valutazioni di segno positivo siano di gran lunga maggiori. il periodo non è semplice ed osservo con vera e personale apprensione le difficoltà che trovano i ragazzi per pianificare in modo decoroso il proprio lavoro e conseguentemente la propria vita. dai rebecca, mai scoraggiarsi. l’occasione giusta, vedrai, non tarderà a presentarsi cerca di essere sempre “coraggiosamente pronta” a non lasciartela scappare. in bocca al lupo.

  56. ricky scrive:

    @ Dott. Stern

    1) dottor house è il primo che mi è venuto in mente dei dottori! se si fosse parlato di avvocati avrei detto Taormina! :-P

    3) già mannaggia, bisogna presentare la dichiarazione dei redditi e molto probabilmente prendersi una bella bastonata con gli acconti per l’anno dopo da versare in anticipo (ho lavorato anche in un caf)

    Dott. Stern posso approfittarne un secondo della sua posizione di professionista affermato ed esperto nel campo?
    parlando di tirocini, il tirocinio per consulente del lavoro o meglio il praticantato, http://api.ning.com/files/xNBmcPMg3WkOqphGzK*UfsFVn5VTSRZCa6njayBKsmqITNG29HH6uHXxClb1gTmRu66-vwmnpJIG1jLrZtKbuKc6sg8R7xj9/Praticantato.pdf qui dice all’art. 4 comma 2 ”
    2. Il praticantato, gratuito per sua natura e finalità, non esclude la contemporanea esistenza di un rapporto di subordinazione a tempo parziale.”
    lei dice che specificando “tempo parziale” esclude “full time”? quindi non può coesistere un apprendistato full time con un praticantato di 4 ore al giorno COMPRESE nelle 8 ore di apprendista full time? in pratica 8 ore di apprendista DI CUI 4 di praticante. se ciò non è possibile allora si ha la situazione di 4 ore di apprendista full time (esempio di esistenza di rapporto di subordinazione insieme al praticantato) e 4 ore di praticante. pertanto se è corretta la seconda opzione io che sono ancora apprendista full time, nel momento in cui inizierò il praticantato e mi ridurranno l’orario a part time mi dovranno integrare con un rimborso spese, borsa chiamiamola come ci pare lo stipendio che prima prendevo da apprendista full time e che adesso mi viene ridotto a part time per far coesistere il praticantato.
    non so se mi sono fatto capire bene… spero di sì! :-)
    mi faccia sapere cosa ne pensa.

  57. Paolo Stern scrive:

    caro ricky il regolamento per il praticantato che tu citi mi sembra molto chiaro. è possibile la coesistenza di 2 rapporti diversi tra gli stessi soggetti: rapporto di apprendistato + praticantato, purchè il rapporto di dipendenza sia di una durata tale da consentire le “almeno 4 ore” giornaliere di praticantato. non sta scritto da nessuna parte che il rapporto di lavoro dipendente debba occupare solo 4 ore al giorno, deve avere un orario ridotto (quinbdi nion FT) tale da consentire un proficuo apprendimento. è compito dei CP dell’ordine vigilare sulla effettività del praticantato svolto. credo che tu ed il collega, presso il cui studio collabori, potrete organizzare al meglio la vs. attività conservando anche il sostanziale rapporto economico pattuito. insomma preso atto che sostanzialmente non ci sarà soluzione di continuità della prestazione presso lo studio (non credo che ci sia una casacca da apprendista ed una pomeridiana da praticante) non sarà difficile distribuire i compensi tra i due rapporti ovvero mantenere inalterato quello dell’apprendistato e conservare la gratuità del praticantato.
    saluti

    ps
    quanto alle tasse dei tirocinanti … che ci vuoi fare, in questo paese la produzione di “ricchezza” è fondamento del prelievo fiscale per tutti … o quasi!

  58. CARLO scrive:

    Mi pare necessario cercare di fare chiarezza sui termini : apprendistato e praticantato ( per non parlare del tirocionio, che nel caso di Ricky non ci azzecca… come direbbe DiPietro)
    L’apprendistato professionalizzante ( come previsto dal CCNL degli Studi Professionali)è un contratto di lavoro per il conseguimento di una qualificazione attraverso una formazione sul lavoro e un apprendimento tecnico/professionale, la cui durata minima può essere di 24 ore settimanali.Il suddetto orario può essere realizzato attraverso un part-time orizzontale (es. 4 ore al giorno x 6 giorni) o verticale (es. 8 ore x tre gioni alla settimana) o misto se si svolge secondo una combinazione delle modalità del part-time orizzontale con quello verticale. Cos’è l’apprendistato? e’ un rapporto di lavoro finalizzato all’acquisizione di una qualifica professionale, attraverso un percorso di alternanza fra lavoro e formazione.
    Altra cosa è il praticantato, come previsto dall’Ordine dei Consulenti del Lavoro ( DECRETO 2 dicembre 1997 (G.U. n. 287 del 10.12.1997)
    La pratica può essere svolta presso lo studio professionale di un consulente del lavoro iscritto all’Albo da almeno due anni o di altro professionista di cui all’art. 1 della legge 11 gennaio 1979, n. 12, che abbia effettuato la comunicazione di cui al primo comma del citato art. 1 da almeno tre anni.
    Il periodo di pratica non può essere inferiore a due anni e deve essere svolto con diligenza, assiduità e con una frequenza minima di quattro ore medie giornaliere, sotto la direzione del professionista che deve fornire la preparazione idonea per l’esercizio della professione, sia sotto l’aspetto che sotto il profilo comportamentale e deontologico.
    Fermo restando l’obbligo di frequenza di cui al primo comma del presente articolo, il professionista e’ tenuto a consentire al praticante la partecipazione a corsi di preparazione specifica o a corsi di studi universitari o postuniversitari.

    Tanto premesso, si può affermare che le due tipologie di attività lavorativa possano coesistere, purchè si abbia un chiara distinzione fra i ruoli che il lavoratore assume di volta in volta : si può baipassare tale ostacolo definando che : il luned’, giovedì e venerdì il soggetto Ricky opera in veste di apprendista ed il martedì e mercoledì svolge il percorso di preticante consulente del lavoro.
    In argomento retribuzione:
    - per le 24 ore in cui lavora come apprendista, percepirà la retribuzione contrattualmente prevista
    - per le giornate in cui agisce come praticante potrà avere un rimborso spese, da concordare con il suo “dominus”.

    un cordiale saluto ed auguri a Ricky.

  59. ricky scrive:

    il discorso è chiaro CARLO, ma lo avevo già presente ciò. il mio futuro dominus mi ha fatto un apprendistato solo per evitare di lavorargli gratis. mi ha detto così nel frattempo maturi anzianità contributiva. mi ha fatto proprio un bel discorso.

  60. Rebecca scrive:

    @Dott Sterm:

    Ho chiesto al mio tutor/DdL di confrontarci, in modo da gestire (proponendo quindi un accordo in assenza di una regola) eventuali eventi non prevedibili come la malattia in caso di tirocinio, cercando di venirci incontro.

    In rif al suo commento, vorrei esporle quanto mi è stato risposto

    “1) retribuzione (in realtà meglio rimborso spese, facilitazione economica ecc..)- non ha niente a che vedere con quella di un lavoratore sia dipendente che parasubordinato (cocopro). non è il corrispettivo ricevuto x aver svolto una prestazione. Non esistono dunque regole generali per come legare il rimborso spese alla frequenza assidua, o meno, del tirocinante al suo stage. insomma rebecca non troverai scritto da nessuna parte che il rimborso spese deve essere riproporzionato alla presenza perchè è una regola (spesso utilizzata) ma che non esiste. vige solo l’accordo tra le parti. in caso di assenze brevi (es. malattie) sarebbe buona norma per il DL non riproporzionare nulla … il rimborso spese è forfettario!” SE NON VIENI A LAVORARE IO NON PAGO. LA MALATTIA E’ AFFAR TUO (e qui potrei sconfinare in altre argomentazioni, quali il fatto che la malattia è stata una sorta di indisposizione fisica dovuta anche alle modalità/mezzi di lavoro che ho utilizzato evidentemente non adeguati, e di questo ne sono certa perchè sono stata consulente per la sicurezza, ma me ne sono stata zitta). NON E’ VERO CHE IL RIMBORSO NON E’ IL CORRISPETTIVO PAGATO RISPETTO ALLE ORE EFFETTIVE LAVORATE. SE NON VIENI IN AZIENDA IO TI SCALO I GIORNI ANCHE SE NON MATURI MALATTIA, FERIE, PERMESSI ETC. ABBIAMO CHIESTO AL NS UFFICIO BUSTE PAGHE E CI HANNO RIFERITO CHE TUTTI GLI STAGE/TIROCINI NON SONO STATI GESTITI COSì, TUTTI. NON ESISTE L’ACCORDO TRA LE PARTI MA LA COSA E’ AD ESCLUSIVA DISCREZIONE DEL DdL.

    “puoi vedere il tuo rimborso inalterato o al contrario vederlo rapportato alla effettiva presenza, come dicevo, dipende esclusivamente dagli accordi presi” –> Dott. Stern, io ho proposto di venirci incontro,ma non c’è stato un accordo, una discussione, c’è stato un NO CATEGORICO, ho chiesto il motivo, mi è stato detto che non essendo nulla normato ognuno FA QUELLO CHE VUOLE E POI L’UFFICIO PAGHE HA SEMPRE FATTO COSI’.

    Sottolineo inoltre che al termine del primo mese, quando ho notato di non aver trattenute IRPEF, nella mia totale ignoranza ho chiesto all’ufficio paghe tramite la responsabile del personale in azienda, altrettanto interessata semplioemente per capire, il perchè non comparivano… mi è stato risposto “sul contratto col CPI c’è scritto solo rimborso spese”. Così come spiegato da ricki, c’è il discorso della “no tax area”, che mi era già stata fatta notare a suo tempo dal mio commercialista.

    Non è tanto una questione di soldi, ma è l’atteggiamento assolutamente sgradevole nei miei confronti che mi irrita e mi fa sentire quasi inadeguata, il mio tirocinio appare sempre di più gestito in maniera “fraudolenta”, dato che i bei progetti scritti sul contratto del CPI non possono essere proseguiti o addirittura avviati poichè non vengono accettati dal DdL preventivi di materiale indispensabile per la realizzazione delle attività, mi trovo così a dover eseguire esclusivamente data-entry e cose simili. Porto avanti il mio carretto, cercando di imparare il + possibile dai miei colleghi, alcuni dei quali in totale disaccordo sull’andamento del mio tirocinio e contemporaneamente molto disponibili a spiegarmi piccoli trucchi del mestieri, ma l’entusiasmo e la voglia di imparare che dimostrai all’inizio (pur mettendo in conto che dopo il tirocinio attuale probabilmente non ci sarebbe stata, “causa crisi” come mi dissero, un proseguimento), sono ormai decedute. R.I.P.

    Infine mi sono state fatte osservazioni del tipo “ORMAI LE AZIENDE PRENDONO TIROCINANTI DISOCCUPATI PERCHE’ SI TROVANO ALLA CANNA DEL GAS”; “PROVA A CHIEDERE A TUO PADRE QUALCHE SOLDINO”.

    insomma, non so più cosa pensare. il tirocinio è un’arma a doppio taglio e io consiglio vivamente di starci attenti e se capita un’esperienza negativa come la mia, cercare di “rubare” più conoscenze possibili per poi farne tesoro altrove.

  61. Paolo Stern scrive:

    gli ultimi due commenti (59 e 60) costituiscono una lampante evidenza di come non esistano in sè contratti “belli o brutti”. esistono rapporti economici che si reggono su accordi tra le parti e che dalle stesse sono interpretati in base alle proprie sensibilità.
    1) ricky evidenzia “un bel discorso” con cui il titolare del rapporto di lavoro / praticantato, arriva perfino a forzare le norme pur di venire incontro alle legittime esigenze del collaboratore;
    2) rebecca si sente irritata da una interpretazione chiusa del titolare del suo tirocinio;

    che dire? in un mercato libero e flessibile se non mi piace la merce cambio fornitore, il problema è che il mercato del lavoro non è libero e flessibile.
    il riferimento di rebecca alla “canna del gas” è forte ma realistico. segna con evidenza lo stato di disagio vissuto da tanti giovani a caccia di una stabilità economica.
    insisti rebecca, incrementa la tua professionalità in modo da renderti così utile nell’impresa da non dover più accettare frasi come quelle che ti hanno (giustamente) infastidito. credo che questo sia lo snodo vero, l’utilità del lavoro e del lavoratore! (sul punto istituzioni, scuola, università dovrebbero fare serie ed urgenti riflessioni) è di tutta evidenza che unitamente a ciò debba esistere un’azione di controllo degli organi di vigilanza per evitare un uso elusivo e fraudolento degli strumenti che il legislatore pone a disposizione del datore di lavoro.

  62. Paolo Stern scrive:

    carlo ha evidenziato con chiarezza la questione … si vede che è un addetto ai lavori!

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